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alpe manzano bognanco

BOGNANCO-28-03-2021-- Sono guidato anche oggi dall’amico esperto, profondo conoscitore del territorio cui dedica parte del suo tempo libero pulendo sentieri. C’è anche una cara amica, grande camminatrice, che torna in compagnia dopo tempi difficili. Il virus continua a condizionarci e il campo base di questa lunga escursione sui monti fra Domodossola e Bognanco resta nel nostro comune.

GITA N. 31 – O 24 ALPE MANZANO

MARZO 2021

Dislivello: 1150 m. Tempo totale: 5 h 15’. Sviluppo: 15,5 km

Bella giornata, fresca, come da previsioni. Ritrovo a Mocogna e si prosegue verso Bognanco, parcheggiando in località Torno, 440, appena prima del ponte sul Bogna. Restiamo sulla destra orografica e cammineremo sempre sul versante meridionale, esposto a nord, della bassa Valle Bognanco. Il bel sentiero, pulito ed evidente, ci porta in tre quarti d’ora a Bei, 741. La piccola Asia scalpita dopo un inverno avaro di lunghe passeggiate. Teniamo la destra (sud – ovest), attraversiamo le case della frazione e, lungo sentiero, pista sterrata e ancora sentiero, passiamo dall’Alpe Baulina, 811, e raggiungiamo Pontasca, 889. Incontriamo qualche residuo di neve nelle zone più in ombra. Breve pausa e proseguiamo abbassandoci di qualche decina di metri per poi risalire a Crestapiana, 906. Subito dopo si arriva a Pioi, 853 (poco più di un’ora da Bei). Dopo i castagni secolari di Bei ci siamo immersi in bellissimi boschi di faggi. Prima delle case, da un bellissimo spiazzo panoramico saliamo lungo una strada che si congiunge presto con quella che sale a Manzano. Superato il bivio per l’Alpe Arsaca, raggiunta anch’essa da una strada, raggiungiamo l’Alpe Barca, 1074. Di qui in avanti cammineremo su trenta – quaranta centimetri di neve dura e compatta. Durante una breve pausa rifletto su come, in Italia, una strada di montagna e una laurea non si neghino più a nessuno. Questa strada, perlomeno, è stata costruita con un impatto ambientale ragionevole. Arriviamo all’Alpe Manzano, 1303, ed al bel rifugio dedicato a Giuseppe Bottini dopo un’ora e un quarto da Pioi. Si chiama “rifugio”, ma, essendo chiuso, non ci si potrebbe “rifugiare” in caso di problemi imprevisti. Godiamo di un panorama grandioso e la sosta si prolunga. Scendiamo all’Alpe Barca per un rapido spuntino al sole. Arriviamo a Bosco, 797 (861 secondo un’indicazione un po’ troppo “ottimistica”), e, sotto la frazione, prendiamo un bel sentiero, pulito e ben segnato, tranne che sulla cartina più recente. Per fortuna la nostra guida odierna qui dà del tu anche agli alberi. Passiamo per Foibello, 665, e, poco sotto, incrociamo il sentiero che scende da Pioi e la costruzione di una delle oltre duecento centraline idroelettriche private della nostra povera e prosciugata Ossola. Raggiungiamo San Marco, 580, con il suo Oratorio e la famosa Piazza San Marco. Questa era la sede del municipio di Bognanco Fuori e della comunità di recupero La Noga, nata negli anni ’70 da un’idea di don Gianni Lucchessa e don Luigi Del Conte, inizialmente situata nella frazione alta di Villadossola. Poco più di un’ora da Manzano. Per non farci mancare niente, risaliamo in mezz’ora a Bei, superando un dislivello di poco meno di duecento metri su un altro bellissimo sentiero. A casa di cari amici ci aspetta un graditissimo caffè e la veloce discesa a Torno è ormai una semplice formalità. Anche Asia sente l’età e si fa un sonnellino nel breve tragitto in auto fino a Domodossola.

Gianpaolo Fabbri

 

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