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veronica raimo

STRESA - 29-08-2022 -- "Niente di vero" di Veronica Raimo (Einaudi) è l'ultimo libro della cinquina dei finalisti del Premio Stresa a essere presentati prima della finale di ottobre. L'incontro si tiene questa sera alle ore 21,15 all'hotel Regina Palace. Di seguito la recensione del libro.

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Dentro la storia di un romanzo si possono trovare sfumature di luci ed ombre che mettono in risalto i contrasti dei personaggi che ne fanno parte, come il colore sulla tela prima che il dipinto prenda forma.

Durante la lettura del romanzo “Niente di vero” si è colti da attimi di ilarità come folgorati da pennellate improvvise di luce che evidenziano lo stile espressivo dell’autrice, un'artista che non tralascia nessun dettaglio narrativo.

Veronica Raimo è una “book’s rocker” di letteratura contemporanea; la sua autobiografia è la riprova che solo il pensiero neutrale può indicarci la via per non soccombere al pregiudizio, alle aspettative convenzionali, a tutte quelle persone che, nel nome della retta via loro, vogliono raddrizzare il sentiero tortuoso altrui.

L’autrice, nella veste di Verika, accende i riflettori sul suo modo di essere senza mai mettere in secondo piano tutti i suoi familiari, i fidanzati e le amiche della sua vita con il preciso intento registico di affermare se stessa.

Il fatto di aver un fratello “genio”, di essere nata femmina, di aver una madre insegnante apprensiva, non hanno alterato la sua spensieratezza.

Nemmeno vivere in una casa di pochi metri quadri, moltiplicata da pareti e finestre divise a metà ha inciso sulla sua natura di scrittrice anzi lo spazio stretto ha amplificato il suo desiderio di fuga a Berlino, per poter scrivere i suoi romanzi.

Le sue scelte emulative di bambina si sono concluse nel momento in cui si è accorta che il fratello ha sostituto Dio con Freud, un'ottima ragione per diventare grande e incamminarsi nella sua storia di donna fuori dagli schemi.

Verika detesta le ostentazioni che la portano a guardare dietro agli appellativi in cui le persone nascondono la loro inconsistenza personale nell’eterna sfida dimostrativa di sembrare altro da quello che sono veramente.

La storia con Bra e l’amore per A, la complicità con Cecilia e Glenda accompagnano la sua inquietudine esistenziale colma di paradossi, come lo stesso padre era solito ricordarle.

Il rifiuto della maternità, la scoperta di Rosa non fanno altro che aggiungere indicazioni senza modificare il suo viaggio autobiografico.

Il suo romanzo sembra un testo musicale d’ impronta trasgressiva, una dichiarazione d’amore per il nonno Peppino, un atto di denuncia contro corrente.

L’autodifesa dell’autrice consiste proprio nel dare voce alla sua dedizione per quel famigliare con il quale l'intesa è stata illuminante per il suo cammino esistenziale.

Monica Pontet

docente, scrittrice e pubblicista