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laghetto montagna

VIGEZZO- 28-08-2022-- Partendo dai 1700 della Piana di Vigezzo, grazie all’ovovia, si spera di combattere un po’ il grande caldo previsto da vari siti meteo, tutti concordi nel prevedere possibili temporali soltanto in serata. Ma così non sarà e, quindi, la salita al Pizzo Ruggia da sud è rinviata a data da destinarsi. Passeggiamo così su e giù nei dintorni della Piana, vincolati anche dagli orari dell’impianto per scendere a valle.

GITA N. 86 O 24 BOCCHETTA DI RUGGIA

GIUGNO 2022

Dislivello: 690 m. Tempo: 3 h 20'. Sviluppo: 10 km.

Confortati dalle previsioni meteorologiche ottimistiche, due badanti, tre medici ed un rianimatore accompagnano sei anziani, uno dei quali ex in tutto, alpinismo compreso. Dopo l’esperienza piovosa della scorsa settimana in Formazza, qualche pessimista previdente appesantisce lo zaino con l’ombrello. Parcheggiamo a Prestinone. Insieme ad altre compagnie ancora più ottimiste di noi, con zaino da funghi e biciclette, e a lavoratori con relative attrezzature e materiali saliamo a La Piana di Vigezzo, 1725, in ovovia. Evochiamo i tempi passati, quando ancora nevicava, e qui salivamo con la scuola o per i campionati studenteschi di sci. Ma siamo proprio così anziani? Per fortuna la badante più giovane ed il suo ragazzo abbassano l’età media.

Prendiamo la pista sterrata, che più avanti diventerà sentiero evidente, ed arriviamo tranquillamente alla Bocchetta di Muino, 1974. Siamo sulla GTA e ci rimaniamo fino al primo dei tre laghetti di Muino. Di qui la GTA prosegue sul sentiero M47 che scende verso i Bagni di Craveggia. Noi, invece, restiamo sul sentiero quasi pianeggiante che ci porta al secondo laghetto e all’Alpe Ruggia, 1888 (un’ora dalla Piana). Siamo passati dal Rifugio Greppi, solitamente chiuso, dove sono in corso dei lavori.

Le nuvole si addensano minacciose, ma pensiamo siano solo di passaggio, viste tutte le previsioni italo svizzere favorevoli. Virando a nord ovest, proseguiamo sul sentiero M25 fino alla Bocchette di Ruggia, 1992. Qui imbocchiamo una esile traccia ripida e, in parte, su piodate che dovrebbe portarci in vetta al Pizzo Ruggia, principale meta dell’escursione odierna. Siamo già passati di qui anni fa, in discesa dal Pizzo, e sappiamo che è terreno che richiede attenzione ed è da evitare se bagnato.

Qualche tuono non troppo distante mina le nostre certezze, alla faccia delle nuvole “di passaggio”. Qui, in caso di temporale, i fulmini la fanno da padroni. Con decisione non unanime torniamo sui nostri passi, ma di rinunciare ad una gita, anche per motivi non gravissimi, in montagna non ci si deve mai pentire: è un elisir di lunga vita, alpinisticamente parlando.  

Dopo un’ora siamo nuovamente all’Alpe Ruggia, avendo perso quasi mezz’ora nel tentativo di salire verso il Pizzo. Si aprono gli ombrelli (chi li ha). Ripassiamo dal laghetto principale, con la sua minidiga artigianale, dal rifugio, dove i lavori sono sospesi per pioggia, ed eccoci di nuovo alla Bocchetta di Muino. Un breve sprazzo di sole ci induce ad allungare il ritorno alla Piana. Ne prendiamo la direzione in discesa fino al bivio per salire alla Cima Trubbio. Risaliamo, ma teniamo la destra e raggiungiamo una modesta altura, 1879, che domina La Piana a occidente e la Colma di Craveggia a oriente.

Qui incontriamo anche la strada le cui vicende seguo da anni e che sale da Craveggia alla Colma, proseguendo fino a qui per poi scendere alla Piana. La quale Piana sta per essere raggiunta, o lo è già, anche da una strada che sale da Toceno. Insomma, un nodo di traffico veramente strategico! Dove verrà piazzato il Telepass?  Troviamo anche un cartello di “divieto di pascolo”.

Qui l’unica cosa non vietata è costruire le cosiddette piste agrosilvopastorali, anche se poi il pascolo è proibito. Comincio a non capire. Seguiamo un sentiero tracciato per bikers e raggiungiamo la Colma, 1670, per la pausa pranzo, finalmente al sole (un’ora dall’Alpe Ruggia). Ma due gocce ci accompagnano ancora fino alla Piana, dove arriviamo in poco più di un quarto d’ora. Siamo in anticipo per l’ovovia delle 14 e ci concediamo una birra. La gita bella, riposante, ma fuori dai nostri standard ci fa comunque capire che la cosa più importante è sempre la buona compagnia.

Gianpaolo Fabbri

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