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ORNAVASSO - 16-08-2022 -- Il Monte della Croce (Sciòko in lingua walser con il significato di “roccia sporgente” o “promontorio”, vedi Termigekko o Seisekko) è un roccione che si alza sopra le case a sud di Ornavasso, nel rione Dorf. Ai piedi vi è una cappelletta “a due piani”. Racconta una pagina della storia idrogeologica di Ornavasso. È una cappelleta e sono due: quella inferiore al piano strada era quella antecedente l’alluvione del 1878. Dopo di essa, per evitare di togliere oltre due metri di detrito (segnalato sull’oratorio di San Giacomo), ne fu edificata un’altra superiore. La cappelletta ricorda un’antica leggenda per cui una ragazza cadde del sovrastante Mòt d’la Crus (un volo di oltre cinquanta metri) e non si fece nulla. Una variante dice che volle riprovare, ma le andò male!
Perché il roccione del Sciòko e diventato il Monte della Croce? Probabilmente un’antica croce esisteva da tempi lontani, nel 1944 (in piena seconda guerra mondiale) venne posta una robusta croce visibile di lontano, che venne poi rifatta nel 1966 in larice da un falegname di Ornavasso. Negli anni ’50 del Novecento, ricordano i vecchi, sul “monte” veniva acceso un grande falò in luglio per la festa di San Giacomo che illuminava la notte di Ornavasso e annunciava il successivo giorno di festa. Dopo oltre mezzo secolo la croce divenne fatiscente e, nel 2019, il Soccorso Alpino di Ornavasso e il CAI di Gravellona Toce, grazie all’iniziativa dell’amico Gilberto Taglione, ne posizionò una nuova in legno di castagno. Semplice ed essenziale a protezione del paese. Passati gli anni difficili del covid, domenica 14 agosto è stata celebrata un Messa inaugurale della nuova croce dal parroco di Ornavasso don Roberto Sogni. Moli ornavassesi, tra loro tanti che non erano mai saliti al Monte, hanno partecipato alla cerimoni, con gli uomini del Soccorso Alpino e il gagliardetto della sezione di Gravellona Toce del Club Alpino Italiano. Il luogo è bello, la croce si staglia netta nel cielo al cospetto dei Corni di Nibbio, ma richiede prudenza e rispetto dei possibili pericoli. L’avventura leggendaria della pastorella insegna!

Paolo Crosa Lenz

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