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Mostra forni Premosello

PREMOSELLO- 14-08-2022-- E’ un gesto banale e quotidiano quello di acquistare il pane, dal fornaio o al supermarket, ma un tempo non era così, specie nei piccoli paesi dove le famiglie o gruppi familiari utilizzavano dei forni per la panificazione, mentre in un passato più lontano esistevano solo dei forni collettivi, che producevano una o due volte l’anno il pane, tanto che chi compiva atti contro la comunità veniva escluso dall’utilizzo e come diceva una vecchia espressione “tirato giù dal pane”.

Forni ormai scomparsi o quasi, spesso dimenticati, ma non a Premosello Chiovenda dove nell’ambito delle iniziative del Ferragosto premosellese, è stata allestita presso la casa Fontana Rossi una interessante mostra fotografica dedicata a queste attrezzature per la panificazione, realizzata da Giorgio Arcioli, con il patrocinio del Comune, del Parco Nazionale della Valgrande, da ComuniTerrae e dalla Pro Loco.

Non si tratta della prima iniziativa condotta da Arcioli e volta alla scoperta del territorio e che presentando la mostra ha spiegato che “Dopo le mostre ‘Risalendo il Rio del Ponte’ del 2017, ‘Alpeggi di Premosello, Colloro, Cuzzago e limitrofi’ del 2018 e ‘Cappelle e osterie di Premosello Colloro e Cuzzago’ del 2019, questa quarta esposizione fotografica ha come soggetto, dietro suggerimento di alcuni miei compaesani, i vecchi forni del pane. Per quanto riguarda Premosello e Cuzzago mi sono limitato a presentare i forni tuttora esistenti, mentre per Colloro, grazie alla collaborazione di Giovanni Primatesta, vera memoria storica del paese, mi è stato possibile risalire all’esistenza di tutti i forni presenti sul territorio fino a dopo la seconda guerra mondiale”.

I forni censiti sono un’ottantina, parte dei quali perché ancora esistenti fotografati ed esposti nella mostra e complessivamente ne risultano 16 nel capoluogo, 11 a Cuzzago e ben 48 a Colloro fino agli anni 50/60 del Novecento, di cui oggi 21 sono stati demoliti e 27 invece ancora esistenti, mentre nella frazione di Capraga, oggi disabitata ne sono stati censiti 6, di cui 4 però demoliti.

Non è casuale che a Colloro, frazione montana la cui popolazione è oggi ridotta a circa 150 residenti ma un tempo assai popolosa, si rilevi una così alta concentrazione di forni per la panificazione, in quanto quasi ogni nucleo familiare ne era provvisto e non è in proposito da dimenticare la produzione di segale sui terrazzamenti allora esistenti e la presenza di diversi mulini per la macinazione, tanto da dare il nome al limitrofo Rio dei Mulini.

Inoltre il legame di Colloro con il pane è legato pure alla festa del Patrono San Gottardo, che il 4 maggio dopo la funzione religiosa e la processione, vede la distribuzione del pane nero benedetto ai fedeli partecipanti, un tempo cotto a rotazione nei forni delle varie famiglie e oggi acquistato con le offerte specificatamente dedicate.

La mostra, che rimarrà aperta sino a Ferragosto, ha il pregio di aver fatto riscoprire un patrimonio, come quello dei forni, che sono sotto gli occhi di tutti ma decisamente sottovalutato, anche nell’ottica del recupero della cultura materiale delle comunità locali pure come strumento di valorizzazione turistica del territorio ed è da sottolineare come l’apprezzato lavoro di Giorgio Arcioli meriterebbe di diventare una pubblicazione – cartacea e/o digitale – per perpetuare nel tempo il frutto di questa preziosa ricerca.