1

fabio stassi

STRESA - 11-08-2022 -- Penultimo appuntamento con la presentazione dei cinque finalisti del Premio Stresa di narrativa. Stasera alle 21,15, all’hotel Regina Palace, l’ospite è Fabio Stassi, autore di Mastro Geppetto (Sellerio – 2021), di cui proponiamo la recensione.

---

La favola di Carlo Lorenzini subisce uno stravolgimento letterario con l’ausilio della penna d’autore di Fabio Stassi che ha scelto di spostare i personaggi immaginari di Collodi dentro una vicenda realistica ambientata in una “casipola” di un borgo sul dorso degli Appennini.

In questo paese arroccato e ottuso, un falegname di nome Mastro Geppetto scolpisce il suo figliolo sul ceppo di legno donato da Mastr’Antonio.

Mastro Geppetto dichiara all’anagrafe di avere “un bimbo nato grande” di nome Pinocchio per il quale è disposto a fare qualunque cosa come scambiare la sua giacca sgualcita per un abecedario.

La riscrittura di questa storia evidenzia l’effetto deleterio della derisione subita dal povero falegname, vittima inconsapevole della crudeltà manifesta e malvagia della gente del borgo; egli è un uomo solo, schivo, un sognatore in un mondo di uomini arroganti, dotati di furbizia e scaltrezza.

L’amore incondizionato e l’ostinazione accompagnano Mastro Geppetto per tutto il racconto del romanzo in cui l’autore afferma che certe storie bisognerebbe raccontarle “cento e cento volte” per imparare da chi non cede mai alla rassegnazione.

Mastro Geppetto non si arrende, nemmeno quando il destino sembra ostacolare la spasmodica ricerca del burattino Pinocchio finito casualmente o per sbaglio in un baule di una compagnia circense.

La favola capovolta di Pinocchio nasce per scherzo in una locanda di paese e finisce per davvero durante uno spettacolo della “Compagnia di Mimo, ginnastica e clowneria dei celebri fratelli Santoni”.

Mastro Geppetto è la personificazione del valore del sacrificio paterno portato alle estrema esternazione.

Proprio questa sua natura istintuale genera incomprensione e derisione tra la gente che prende le distanze dal suo dramma, lasciandolo solo nel suo vagare disperato.

Un giorno “re dei pezzenti”, l’altro un matto “non suscettibile di guarigione”, in Mastro Geppetto rivive una storia che ha fatto storia, non solo nel mondo dei piccoli.

Alcuni lo soccorrono come l’orco, il guardiano del cimitero, il minatore e Romeo, l’uomo con la coda, altri lo derubano di un ceppo di legno, come lo zoppo e il cieco o gli danno l’estrema unzione come Padre Bernardo.

Solo quando, alla fine della sua vita, mette in scena la sua solitudine e la sua miseria, nella Casa Matta soprannominata il ventre del Pesce-cane, egli riesce ad “avere il coraggio di misurarsi con la realtà” e finalmente esterna il senso profondo che ha per lui un burattino di legno che chiama figliolo.

Monica Pontet

docente, scrittrice pubblicista