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fabbri la porcella

VIGEZZO- 24-07-2022-- Per un gruppo di anziani tranquilli e rassegnati La Porcella può essere solo una montagna mai conquistata, nulla più. Solo uno, ancora più anziano e perennemente acciaccato, non si rassegna. Lasciamolo sognare! Una salita abbastanza faticosa nel tratto finale. Non siamo ancora pronti per il primo vero caldo.

GITA N. 81 O 24 LA PORCELLA

MAGGIO 2022

Dislivello: 1070 m. Tempo: 5 h 15’. Sviluppo: 12,5 km.

Sei anziani con una forte signora, che spesso svolge anche la funzione di autista, si trovano all’imbocco della Valle Vigezzo e vanno a parcheggiare nella pineta di Santa Maria Maggiore, 807. Qualche indicazione e qualche segno bianco e rosso ci portano, dietro il campo da golf, ad imboccare la bella mulattiera M08 che sale in presa diretta nel bosco di abeti i quali, più in alto, lasceranno il posto ai faggi.

Fortunatamente siamo quasi completamente all’ombra, perché il caldo di oggi è già estivo. Dopo tantissime curve e brevissime pause arriviamo ad un bivio sulla dorsale. A sinistra c’è la Costa di Fracchia che scende alla località Siberia, fra Santa Maria Maggiore e Malesco, lungo un sentiero “serio”. A destra, sud ovest, un comodo sentiero quasi pianeggiante che, in pochi minuti, ci porta all’Alpe Cima, 1506, dopo un’ora e mezza di cammino.

Proseguiamo attraversando i pendii sud orientali del Monte Bassetta, passiamo in un prato letteralmente arato dai cinghiali e ci alziamo gradualmente, attraversando il Rio Galeria, quasi asciutto e con un anacronistico residuo di ghiaccio, fino alla Cappella di Larecchio, 1694. E’ uno stupendo punto panoramico fra la valle dell’ex Rio del Basso e la valle del Rio Galeria. Entrambi confluiscono nell’ex torrente Loana.

Nella cappella, ristrutturata nel 1992, c’è un libro che ricorda la triste vicenda di un ragazzo andato avanti in una giornata di gioia, mentre sciava con il padre.  Riprendiamo il cammino in leggera discesa verso sud ovest fino ad una bella baita. Dovremmo essere ad Anfurn, 1670 circa, ma le indicazioni e la segnaletica sono un po’ latitanti. Con la bellezza del posto contrastano due materassi in decomposizione sul prato, che non invitano certo a coricarsi. Abbiamo la conferma che siamo ancora nel Bel Paese, nonostante i nostri cellulari ci diano il benvenuto in Svizzera. Ci fidiamo della cartina e stiamo “alti”, sulla destra, su una traccia fino ad un rudere e poi alle baite dell’Alpe Porcella (un’ora dall’Alpe Cima).

Dovremmo essere a quota 1710, ma il cartello indica 1857, cioè saremmo più alti della vetta che ci domina e sembra ancora lontana. Errore di stampa. Ci inventiamo la traccia , più che altro ispirati da quella che sembra una bocchetta anonima, indicata sulla cartina, lungo la Costa Scarone, che sale al lontano Pizzo Ragno.

L’ultimo tratto è molto ripido e siamo in pieno sole, ma arriviamo sulla Costa, a quota 1820. A nord la Valle Vigezzo, a sud la Valle del Basso. La cresta è molto aerea, c’è un sentiero, richiede un po’ di attenzione. Teniamo la destra (nord est) e in breve raggiungiamo, finalmente, La Porcella, 1845, ma nessuno ha velleità e la badante ci controlla.

Ci portiamo, nella stessa direzione, alla fine della Costa, dove questa inizia ad abbassarsi rientrando nel bosco e dove non c’è più la sensazione di vuoto intorno a noi (mezz’ora dall’Alpe Porcella). Tranquilla pausa pranzo, mentre il primo vero sole estivo ci arrostisce. Riprendiamo la discesa rimanendo sulla costa nel bosco, su una traccia non segnalata che ci porta rapidamente alla Cappella di Larecchio. Ritorniamo sul percorso di salita passando dall’Alpe Cima e percorrendo la lunga mulattiera fino alla pineta di Santa Maria Maggiore e alle auto (due ore e un quarto da La Porcella).

Per distrarre la truppa dalla monotonia dei tantissimi tornanti, suggerisco di contarli. E così facciamo, partorendo profonde riflessioni quando arriviamo al tornante corrispondente al nostro anno di nascita. Potete immaginare. Sono 61 e quindi, dal 46 al 58, ci siamo dentro tutti. Oggi manca la quota junior.

Il tornante più declamato è naturalmente quello della nostra paziente badante. A Druogno il medico di turno, oggi non impegnato grazie alla nostra prudenza, ci offre volentieri una birra.

 Gianpaolo Fabbri

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