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rasiga fabbri

BOGNANCO- 02-05-2021-- Sempre limitati dal rosso, scegliamo una meta poco conosciuta, a due passi da casa. Dall'Alpe Lavazzori ero forse transitato qualche decennio fa, scendendo da Variola verso Bognanco, durante una delle mie scorribande micologiche giovanili. Ci sono tornato in aprile per non essere distratto dai funghi.

GITA N. 35 – O 24 FRA RASIGA E DAGLIANO

APRILE 2021

Dislivello: 1200 m. Tempo totale: 6 h. Sviluppo: 13 km.

Anche oggi la bellissima frazione di Monteossolano, 784, che ha la fortuna (per noi domesi) di essere nel nostro comune, costituisce il campo base per tre Trotapian, al momento sospesi dall’attività. In tre con due auto, anch’esse ben distanziate, parcheggiamo in orario “umano”. La giornata è stupenda. Fa abbastanza freddo, anche se il vento fastidioso dei giorni scorsi ci concede una tregua. Il caldo anomalo della scorsa settimana è un ricordo. Oggi si cammina molto meglio. Attraversiamo il paese e ci avviamo lungo il sentiero che lascia sulla destra, più in alto, il piccolo cimitero. Camminiamo in direzione di Bognanco. La pulizia dei boschi che attraversiamo, devastati dal vento, sta andando avanti.

In piano e poi in leggera discesa raggiungiamo l’oratorio del Dagliano, 720. La mulattiera scende ancora di qualche decina di metri ad attraversare, su un ponte romanico, la profonda forra del rio, quasi degno di tal nome nonostante l’ennesima centralina idroelettrica. Sempre bella e ben protetta, la mulattiera risale con stretti tornanti circa cento metri di dislivello sul ripido versante occidentale del vallone. Dopo quaranta minuti siamo ad un bivio, quota 780: a sinistra si va a Ca’ Monsignore e Bognanco Fonti; noi giriamo a destra e saliamo in direzione Agrello. Segue un tratto pianeggiante con il bel sentiero affacciato sulla profonda forra, in un bosco di roveri. L’ultimo strappo, dove il percorso è meno evidente, ci conduce a quel che resta dell’Alpe Agrello, 1032. Tre quarti d’ora dal bivio.

Durante la breve pausa ci raggiunge un giovane amico che, per “allenarsi”, è partito da Mocogna: cosa volete che siano quattrocentocinquanta metri di dislivello in più su una gita di oltre mille? Già ero con due locomotive e adesso mi trovo anche un TGV. Ma confido sempre nel mio passo tranquillo che mi porterà sano e lontano. Nei prati con bosco molto rado sopra Agrello il sentiero è sporco e non segnato. Procediamo un po’ “a naso”, ma, poco più in alto, all’imbocco del bosco di larici, incontriamo il bivio per l’Alpe Piana Sentieri e Vercengio, a sinistra.

Noi teniamo la destra ed il sentiero torna evidente. Troviamo qualche tronco abbattuto che non crea problemi e proseguiamo, in dolce ascesa, fino ad arrivare alla larga dorsale, quasi pianeggiante, che separa i due valloni del rio Dagliano (a oriente) e dell’ex rio Rasiga (a occidente), dove l’immancabile centralina idroelettrica è molto più “assetata”. Siamo passati dai larici agli abeti e, qui, ai faggi, che solitamente si trovano più in basso dei larici. L’ambiente è stupendo, un bosco incantato. Alla salita morbidissima segue uno strappo e poi una breve discesa, dove occorre un po’ d’attenzione sulla neve gelata, esposta a nord. Prati, prima pianeggianti e poi ripidi, ci portano alla meta odierna, l’Alpe Lavazzori, 1675. Due ore da Agrello. Di qui, continuando a salire, si raggiungerebbe l’Alpe Dorca, imbocco del grande anfiteatro di Variola. Attraversando, invece, si arriverebbe a San Bernardo o all’Alpe Paione, passando da Casariola.

Non conosco le condizioni di questi due sentieri. Ambiente bellissimo, panorami stupendi in questa autentica oasi di pace nel cuore della Val Bognanco. Il TGV e le due locomotive salirebbero ancora, senza problemi, ma il decano si accontenta e smorza i loro ardori giovanili. Tranquilla pausa pranzo al sole e al fresco e rientro lungo lo stesso percorso: oggi niente anelli. In discesa, poco sotto Lavazzori, incrociamo una bella fanciulla che sta salendo, quasi di corsa, da Domodossola Centro. Chapeau! Raggiungiamo Agrello dopo un’ora e mezzo e riattraversiamo il Dagliano, per poi risalire un centinaio di metri fino al campo base di Monteossolano dopo un’altra ora abbondante. Il giovane TGV rifiuta un passaggio fino a Mocogna per ultimare il pre-riscaldamento.

Gianpaolo Fabbri

 

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