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TERRANOVA - 15-04-2021 - :"Cara mamma e fratelli, sono stato qui per due giorni così da potermi imbarcare sulla nave per andare in America. Sarò di ritorno alla fine del mese. Io sto bene, ciao ciao’’ parole piene di speranza, quelle di Alfonso Perotti, classe 1891, quelle inviate alla propria famiglia, nei giorni precedenti al suo imbarco sulla grande nave ‘’Royal Mail Ship’’ Titanic, come aiuto cameriere nelle stive del piroscafo più grande al mondo, insieme alla nave gemella Rms Olympic. Un viaggio da cui non farà mai ritorno, purtroppo, vita spezzata nella tragedia dell’affondamento, destino incrociato di altre migliaia di persone in quella notte di metà aprile nelle acque gelide dell’oceano Atlantico al largo della penisola di Terranova, destino incrociato con altri due ‘’conterranei’’ che insieme a lui vennero chiamati a lavorare sull’ ‘’inaffondabile’’.  Due Piemontesi della zona del lago Maggiore, il cannobino ventiquattrenne Giovanni Giuseppe Emilio Saccaggi (nella foto in basso), classe 1887 e il novarese Angelo Maria Rotta, poco più giovane, entrambi addetti come camerieri nei grandi ristoranti della nave, dove i menù prevedevano gorgonzola e parmigiano nei raffinati menù alla carta. Saccaggi era originario di Cannobio, da dove partì nei primi del ‘900 raggiungendo Londra, per lavorare nella ristorazione e dove conosce sua moglie Ethel. Dopo la tragedia anni dopo, la moglie già incinta della secondogenita Beatrice Grace, si sposterà a vivere nell’Essex, (Uk) dove morirà nel 1947 senza risposarsi.
Direttore dello stesso ristorante di lusso ‘’A La Carte’’ del Titanic fu Luigi Gatti, pavese, che richiamò a se il personale fra cui i tre piemontesi. Dopo una grande gavetta lontano dalla terra natia, Gatti si trovava ora alla prima esperienza di gestione di una eccellenza del genere. Nelle ore successive alla tragedia, venne ritrovato su un iceberg, morto per ipotermia, ma con il suo elegante frac addosso e cimeli nelle tasche che ancora sono conservati dalla famiglia. 44 erano gli italiani presenti sulla nave, fra cui piemontesi, lombardi, romani. Pochi i passeggeri turisti, molti i lavoratori tra questi. Più di 1500 persone perirono nel disastro, delle 2200 circa imbarcate. Fu il più grande naufragio della storia, che portò, negli anni successivi, alla creazione dei primi congressi sulla sicurezza navale dell’era moderna.

Vittorio Manini