1

lorenzo scandroglio

VERBANIA - 10-04-2021 -- Un accordo verbale recupera un rapporto rotto e salva lo storico nome. Nell’edizione 2021 (e successive), il “Festival di letteratura di montagna, viaggio e avventura” si chiamerà ancora “Lago Maggiore LetterAltura”. Un fatto non scontato per il pesante dissidio nato nel tempo all'interno all’omonima associazione.
Protagonista, suo malgrado, è il giornalista, scrittore e alpinista Lorenzo Scandroglio (nella foto). Cinquantuno anni, varesotto trapiantato in Ossola con origini verbanesi, redattore e collaboratore de Il Giornale, di Meridiani Montagne, di La7 e Radio popolare, e autore di vari libri è il padre del festival, del quale possiede il marchio. “Che in realtà era un progetto al quale, dal 2004, al ritorno dal K2, stavo lavorando – racconta –. Partendo dalla mia esperienza di caporedattore della rivista Alp avevo pensato a un momento festivaliero pre-estivo che facesse incoming, un termine allora nemmeno di moda. Volevo promuovere la conoscenza delle alture del Lago Maggiore, che avevo conosciuto con la rivista e scoperto in tutta la loro nascosta bellezza, anche perché dal 1996 vivevo all'Alpe Devero”.

Il suo apporto alla prima edizione fu attivo. “Vi portai ospiti internazionali del mondo della cultura di montagna e ambienti selvaggi. Volevo che fosse la sintesi di due eventi: il Trento film festival e Mantovaletteratura. Ecco l'idea di una cometa con nucleo a Verbania. Dall'associazione venne l'idea, azzeccatissima, di tre weekend nelle valli, quando la stagione fosse ormai cominciata, per valorizzare il territorio periferico e il suo turismo: ecco la coda della cometa”.

L'idea prese forma durante alcune presentazioni di Alp. Il Festival si strutturò dopo: “La Camera di commercio, che aveva finanziato quel numero della rivista, si rese disponibile purché avessimo altri 'compagni di viaggio'. La Provincia, in sostanza, non diede il suo contributo. Fu a quel punto che si presentarono le persone che proposero la nascita di un'associazione. Fui uno dei soci fondatori ma commisi l'errore, ingenuità di un trentenne entusiasta, di non badare agli articoli dello statuto che sottoponevano anche me, che avevo portato il progetto iniziale, a non curarmi del fatto che fossi membro del direttivo in quanto fondatore".

Nelle prime cinque-sei edizioni “anche grazie ai rapporti per via del lavoro di redattore capo della principale rivista italiana di montagna”, il giornalista contribuì a portare autori come Erri De Luca, Reinhold Messner, Mauro Corona, Silvio Mondinelli, Lorenzo Cremonesi, Padrick Edlinger, Linda Cottino, l'inglese John Keay o il Nobel per la letteratura Gao Xingjian. La rassegna, con ospiti di quel livello, ottenne lo scopo di richiamare pubblico da lontano e di far parlare del territorio i media nazionali, “che era quel che mi prefiggevo quando pensai al progetto grazie anche all'aiuto di tanti, dai ruoli decisionali a quelli dei volontari".
Poi però, man mano, il rapporto si logorò. “Volevo unire e qualcuno preferiva dividere, dalle sponde del lago, con una alleanza col varesino Premio Chiara, alle istituzioni che si occupano di montagna (Cai e parchi naturali), mentre per contro, certi altri interessi remavano in senso diverso, a dispetto delle dichiarazioni”.

Nel 2011, alle elezioni per il rinnovo del direttivo, non fu rieletto, soprattutto per la forte contrapposizione politica "e ideologica" d'una parte dell'associazione "essendo per di più sconosciuto a Verbania". "Non fui eletto, ma che fosse in atto un allontanamento per dinamiche politiche finalizzate ad appropriarsi di 'paternità' morale della rassegna e per poterla gestire secondo logiche a me estranee, era evidente. Basti dire che quando scomparve un membro del direttivo, per non far entrare il primo dei non eletti, fu modificato lo statuto. Dal sito ufficiale furono eliminate molte foto del sottoscritto e la sezione 'come è nata LetterAltura'".

Ma questo è il passato. "Non mi interessa rivangare. Certo, se me lo si chiede non posso non dire, ma preferisco andare oltre. Il marchio resta di mia proprietà, più per il riconoscimento del progetto e del nome originari che per l'attuale sua forma, anche perché oggigiorno il contesto è radicalmente mutato".

Avvicinandosi la scadenza dell’utilizzo del marchio, considerato che molti dei personaggi di allora sono usciti, il rapporto s’è riallacciato. “Sono stato contattato da Amadio Taddei e da Michele Airoldi, che mi hanno fatto un'ottima impressione e di cui circola una stima positiva, anche umana, che per me non è poco. È stato un colloquio molto franco e schietto: con l’uscita di alcuni personaggi il clima è diverso. Ho preso atto dei cambiamenti del festival, che ho concordato si chiamerà ancora LetterAltura e al quale resterò vicino, vedendo come si può evolvere e se potrò essere utile, aiuterò volentieri. Abbiamo un accordo da formalizzare in questi giorni”.

Massimo Parma