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baita val bognanco autunno fabbri

PIEMONTE- 21-03-2021--Andiamo alla scoperta della bassa val Bognanco con Gianpalo Fabbri:

"Il virus maledetto continua a condizionarci, ma dobbiamo pensare a chi ha avuto ed ha tuttora problemi ben più gravi, di salute e di lavoro. Non possiamo ritrovarci con gli amici di altri comuni, ma abbiamo la fortuna di avere gite varie e bellissime che partono e ritornano all’interno del nostro comune. Siamo solo in due. Monteossolano oggi non è luogo di passaggio, ma di partenza ed arrivo.

GITA N. 30 – O 24 BASSA VAL BOGNANCO

MARZO 2021

Dislivello: 1000 m. Tempo totale: 6 h. Sviluppo: 13 km

Guidato da un esperto, diversamente giovane e profondo conoscitore del territorio, mi trovo in orario quasi “umano” nel grande parcheggio di Monteossolano, 784, frazione gioiello di Domodossola. Di qui si possono inanellare giri di ogni lunghezza, varietà e difficoltà.

Quello di oggi viene creato al momento, con varianti improvvisate e piacevoli che, alla fine, produrranno, nella stessa misura, piacere e fatica. Il cielo è velato. Attraversiamo il paese e ci avviamo lungo il sentiero che lascia sulla destra, più in alto, il piccolo cimitero. In piano e poi in leggera discesa si attraversano boschi, prevalentemente di rovere, devastati dalla tempesta di ottobre. Il sentiero, fortunatamente, come gli altri che incontreremo oggi, è ben pulito. Raggiungiamo l’oratorio del Dagliano, 720, dedicato a San Rocco. La mulattiera scende ancora ad attraversare, su un ponte romanico, la profonda e spettacolare forra del torrente Dagliano, splendida palestra per gli appassionati di canyoning, sicuramente più conosciuto fuori dall’Ossola. Sempre bella e ben protetta, la mulattiera risale con stretti tornanti circa cento metri di dislivello sul ripido versante occidentale.

Di qui in breve si scende dolcemente a Ca’ Monsignore, 714. Il saliscendi, per ora morbido, continua e ci abbassiamo ad attraversare su un altro bel ponte romanico il rio Rasiga, che una volta mi avevano insegnato a chiamare, forse impropriamente, Rabianca. Qui l’acqua è molto scarsa, al limite del “secco”, a differenza del Dagliano. Si vede che la centrale idroelettrica privata che preleva dal Rasiga a monte è molto meno generosa nella restituzione e nel rispetto del deflusso minimo vitale. Aldilà del ponte s’inizia a salire con una certa continuità. Ci teniamo a destra e, passando dalla cappella in memoria di Valerio Zanotti, arriviamo a Valpiana, 767.

Più in alto Piodellate, 838, e poi la chiesa di San Giuseppe a Mulera, 913, dove arriva la strada asfaltata da Bacinasco. I tempi sui cartelli segnaletici li deve aver scritti Kilian Jornet i Burgada, il più grande skyrunner del nostro secolo. Un edificio rosa, ancora in discrete condizioni, era una scuola femminile dell’Istituto Galletti, fondata nell’ottobre 1861. Adesso si sale veramente in presa diretta per un tratto abbastanza breve, ma peggio del sentiero più ripido della Valle Antrona. Dopo che la pendenza si è un po’ attenuata si raggiunge l’Alpe Croppo Sopra, 1058, dove una bella baita ristrutturata ha nome Rosmarina.

Camminiamo da più di due ore e ci concediamo una pausa. Questa è la “Cima Coppi” di oggi. Scendiamo su bel sentiero a Moraso, 941, e percorriamo un tratto della strada che attraversa la valletta del Rio Acquamorta e ci porta a Bacinasco, 950. Adesso splende il sole, anche se l’aria della valle è sempre frizzante. Attraverso le case scendiamo a Boco, 890, dove incontriamo il Sentiero dei Proverbi e l’Ecomuseo della Val Bognanco. E’ un paesino stupendo, cosparso di piccole opere d’arte popolare, così come lo stupendo Sentiero del Paese Incantato, che ne è costeggiato e ci porta a Bognanco Fonti. Attraversiamo il paese lungo la strada, scendendo fino alle ultime case, prima del ponte sul Bogna. Qui, a sinistra, parte la ex strada che avrebbe dovuto raggiungere Valpiana nei primi anni duemila e qui giacciono tanti soldi di noi contribuenti europei.

Meglio cambiare argomento. Seguiamo quel che resta della strada e del nostro denaro fino al primo tornante, dal quale parte il sentiero, nella prima parte distrutto dalla strada, che ci riporta al ponte romanico sul rio Rasiga dove chiudiamo il primo grande anello della giornata. E risaliamo a Ca’ Monsignore, dove si mangia qualcosa. Due ore scarse da Croppo Sopra. Percorriamo il sentiero, anch’esso molto ben segnato, che, passando dalla Cappella dell’Arisc, scende a Messasca, 550, e di qui ci portiamo sulla strada provinciale. La seguiamo, in direzione Domodossola, fino a Gabbio, 470. La ciliegina sulla torta è l’ultimo strappo da qui a Monteossolano, 784, con oltre quattro ore di cammino nelle mie vecchie gambe. Passiamo da Camparione dove l’abbaiare di un cagnolino ci parla di una solitaria presenza umana. Dalla pausa pranzo al parcheggio di Monteossolano un’ora e tre quarti.

Per l’amico guida di oggi è solo la conclusione del pre-riscaldamento, per me qualcosa in più. Il Covid ha chiuso anche il Circolo del paese, ahimè, e ci avviamo mestamente, ma finalmente seduti in auto, verso Domodossola.

Gianpaolo Fabbri

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