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fabbri salita cazzola

PIEMONTE- 14-03-2021--Dopo aver scoperto che il Monte Cazzola è quasi più conosciuto fuori provincia, ho pensato che anche questa classica, facile e splendida escursione possa essere raccontata. Nel mondo da fiaba dell'Alpe Devero è la salita sempre sicura in ogni condizione, purché non ci si allontani dalle piste tracciate. Se poi ricevi gratuitamente anche lezioni di comportamento in montagna, non manca proprio niente.

GITA N. 29 – O 24 MONTE CAZZOLA

18 FEBBRAIO 2021

Dislivello: 700 m. Tempo totale: 4 h. Sviluppo: 8,7 km

Nuvole a valle, ma solo azzurro al parcheggio di Devero, 1634. Quanta neve! Meglio puntare prudentemente al Monte Cazzola. Sarei stato oggi il solo con sci e pelli, quindi li ho lasciati a casa. Siamo in undici. Due belle signore allietano il gruppo. Quella più giovane è all’esordio e vuole scoprire perché l’anziano genitore sia ormai soggetto da tre anni al fascino irresistibile dei Trotapian. Siamo qualche grado sotto lo zero.

 

Raggiungiamo in ordine sparso Pedemonte e cerchiamo con fatica l’assetto ottimale (ciaspole, ramponcini, solo scarponi, giacca a vento oppure no e così via). Con la disposizione categorica di non intaccare le piste tracciate dagli sciatori iniziamo a salire nel bosco sulla pista evidente. Alla nostra destra la valletta in cui scorre il rio Buscagna è completamente riempita dalla neve, come mai mi era capitato di vedere. Dopo un’ora usciamo dal bosco e ci raggiunge il sole all’Alpe Misanco, 1907.

Sosta ristoratrice e si riparte su pendio più ripido e con pendenza costante fino al grande pianoro a quota 2200 che precede l’ultimo strappo. Dopo questo una dolcissima pendenza finale porta alla croce di vetta a quota 2331 (un’ora abbondante). Stranamente oggi non c’è vento, ma lo stato della poca neve non spazzata via dalle proverbiali folate del Cazzola ne testimonia la presenza quasi costante. Qui c’è sempre gente ed è difficile non trovare qualcuno che si conosce.

Due chiacchiere con un grande dello sci-alpinismo che, tanti anni fa, aveva cercato di insegnarmi qualcosa e iniziamo la discesa. Dopo pochi minuti un distinto sci-alpinista in assetto da gara, che già ci aveva superati senza salutare durante una delle sue tre salite consecutive, si ferma di fianco a noi e ritiene di tenerci una sorta di lezione sul comportamento in montagna durante l’inverno. Il problema è che, secondo il docente, abbiamo calpestato con ciaspole e scarponi la pista di salita degli sciatori.

Tento di spiegare che conosciamo il problema e che, proprio per questo, abbiamo rispettato il lavoro degli sciatori tranne, forse, nel tratto finale dove la neve compatta consente di passare dovunque, senza bisogno di traccia. Niente da fare! Si passa alla seconda parte della lezione, quella sulla necessità di arva, pala e sonda in un fuori-pista così pericoloso e fuori dal mondo. Ci guardiamo perplessi e stiamo per chiedergli come mai, su questa montagna estrema, lui salga in solitudine, dando un cattivo esempio.

Ma un giovane Trotapian non ce la fa più e riprende la discesa con un vaffa che gli sgorga dal profondo del cuore. Il prof tace e noi scendiamo a Devero con tutta calma, lungo la pista di discesa parzialmente battuta. Ovviamente ci teniamo sui bordi, ora che ci è stato insegnato. Un digestivo a Croveo conclude la giornata, nella consapevolezza di aver ancora tanto da imparare sebbene ultra-settantenni.

Gianpaolo Fabbri

 

 

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