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fabbri lago locce

MACUGNAGA- 31-01-2021-- Questa settimana Gianpaolo Fabbri ci accompagna in gita al lago delle Locce:

 

PREMESSA. Essere in pochissimi ad ammirare la parete est del Monte Rosa da Macugnaga in una splendida giornata di aprile è un lusso, un triste lusso. Significa, purtroppo, che gli Ossolani, anzi direi gli Italiani, non sono riusciti ancora a valorizzare questo grande tesoro che il buon Dio ci ha regalato. Pensate che in una giornata così a Zermatt, dove c'è sì il Cervino, ma il Rosa è in una versione meno bella, ci fosse così poca gente? Non credo proprio! Qui dobbiamo ancora trovare delle soluzioni valide per attirare più turisti, ma è un discorso lungo e difficile, non solo a livello locale, ma direi nazionale.

MACUGNAGA - LAGO DELLE LOCCE

APRILE 2014

Dislivello: 950 m. Tempo di salita: 3 h 30'.

Oggi ci siamo separati dagli amici del giovedì, che preferiscono i bei percorsi della Val Grande e sono stufi della troppa neve di quest'inverno. Sandro ed io della neve non siamo mai stanchi e partiamo per Macugnaga con i nostri border collie, Asia e Book, felicemente fidanzati, ai quali non è consentito scegliere fra erba e neve. Ci avviamo sci ai piedi già dalla biglietteria degli impianti di Pecetto, quota 1358. Condizioni di assoluta sicurezza lungo il nostro percorso, temperatura ottimale (0 °C) e neve compatta. La seggiovia in settimana è ferma e la pista è a completa disposizione nostra e di pochissimi altri. Sandro è alla seconda uscita dopo sei mesi di stop forzato e siamo entrambi reduci da una vacanza al caldo che ci ha ulteriormente impigriti.

Quindi, massima calma. E poi c'è lo spettacolo mozza-fiato del Rosa che ci blocca spesso in contemplazione. L'attraversamento dell'Anza, prima dell'alpe Burki, è anomalo: un'enorme valanga ha spianato tutto e non c'è traccia né del solito guado, né del torrente. All'altezza dell'alpe, quota 1581, dopo quasi tre quarti d’ora di dolce salita mista a estatica contemplazione di quello che abbiamo intorno, Asia e Book si agitano e vengono bloccati dai guinzagli.

Poco davanti a noi, che siamo evidentemente i primi salitori della giornata, una decina di camosci attraversa tranquillamente la pista che scende dal Belvedere sulla nostra sinistra e si avvia verso le prime bastionate lungo le quali, tanti anni fa, scendeva la pista dell'alpe Rosareccio. La neve di oggi, compatta ma non gelata, ottimizza l'aderenza delle pelli di foca e consente di percorrere, sempre con calma, la pista più ripida, a sinistra della seggiovia salendo. Al Belvedere, quota 1904, incontriamo l'amico coscritto Claudio Schranz, guida alpina e maestro di sci, un grande del Monte Rosa.

Fin qui un’ora e mezza. Rinverdisco con Claudio qualche bel ricordo della nostra infanzia macugnaghese e poi si scollina sul ghiacciaio, dov'è stata tracciata una bellissima pista, che dà sicurezza a chi la segue. Dopo un’altra ora siamo al rifugio Zamboni, all'alpe Pedriola, quota 2065. Oggi le condizioni sono veramente perfette, non c'è vento, non è troppo caldo. La pista tracciata prosegue oltre e la seguiamo fin dove termina, lasciandoci sulla sinistra i ripidi pendii, splendidamente innevati, che salgono verso il Pizzo Bianco.

Proseguiamo ancora su un comodo traverso fino a vedere, cento metri sotto di noi, un piccolo specchio d'acqua gelato che, una volta, era il lago delle Locce, prima che la natura, tanti anni fa, decidesse di svuotarlo quasi completamente. Siamo a quota 2300 dopo tre ore e mezza, quasi riposati, tanto ce la siamo assaporata in tranquillità questa escursione. Qualche foto ad uno dei paesaggi più belli del mondo e poi si scende. Con questa neve ci sentiamo bravi anche noi. Persino gli esuberanti Asia e Book faticano a starci dietro. In mezz’ora siamo a Pecetto, carichi al massimo di energia positiva.

Gianpaolo Fabbri

 

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