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DOMODOSSOLA- 24-01-2021--Consueto appuntamento il martedì in piazza mercato da Sali & Pistacchi, con l'esposizione di una foto d'artista fatta da Museo Immaginario – L'École des Italiens  M.me Webb Editore. In questo caso si tratterà di un'opera di Mimmo Jodice,  uno dei grandi fotografi della storia della fotografia italiana.

Vive a Napoli dove è nato nel 1934 e dove è stato docente di Fotografia all’Accademia di Belle Arti dal 1970 al 1996. Fotografo di avanguardia si dagli anni sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente alla affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale. 

Nel 1980 pubblica VEDUTE DI NAPOLI che segna una svolta nel suo linguaggio e contribuisce a fornire una nuova visione del paesaggio urbano e dell’architettura. Nel 1981 partecipa alla mostra EXPRESSION OF HUMAN CONDITION, curata da Van Deren Coke, al San Francisco Museum of Art con Diana Arbus, Larry Clark, William Klein, Lisette Model. Nel 1985 inizia una lunga ed approfondita ricerca sul mito del Mediterraneo. Il risultato è un libro MEDITERRANEO, pubblicato da Aperture, New York, e una mostra al Philadelphia Museum of Art, a Philadelphia. Nel 2003 l’Accademia dei Lincei gli ha conferito il prestigioso premio ‘Antonio Feltrinelli’ per la prima volta dato alla Fotografia. Sempre nel 2003 il suo nome è stato inserito nell’Enciclopedia Treccani. Nel 2006 l’Università degli Studi Federico II di Napoli gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Architettura.  Ferdinando Lembo (Capri 1879 – Napoli1958) 

Nei primi anni del Novecento, ebbe la possibilità di scattare le foto del ritrovamento della Casa dei Vettii a Pompei. Grazie a questa importante occasione professionale, Lembo può essere considerato il primo fotoreporter archeologico sul campo della storia. Grazie alla sua ottima tecnica fotografica, divenne fotografo ufficiale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli nonché di quello di San Martino. Di quest’ultimo, ancora Giovanni Lembo ricorda le cartoline di Ferdinando, prodotte in quegli anni, che ritraevano l’interno della Certosa di San Martino e i quadri presenti nel museo stesso. “Vincenzo Gemito lo ebbe carissimo, e sebbene pretendesse di porre lui in luce le sculture da riprodurre, costringendolo sistematicamente a sciupare lastre e pellicole, gli manifestò una costante ammirazione: lo stimava al punto che un giorno, preso dalla euforia di volere egli stesso posare, vecchio com’era, per un «Narciso», si spogliò dinanzi al Lembo e disteso sul giaciglio che gli serviva da letto, ogni notte, nel suo studio, pretese di essere fotografato nudo”. 

Vincenzo Gemito (1852 – 1929)  Vincenzo Gemito è stato uno scultore, disegnatore e orafo. Autodidatta, in gran parte, e insofferente ai canoni accademici, Gemito si formò attingendo dai vicoli del centro storico di Napoli e dalle sculture del museo archeologico. La sua prolifica attività artistica, che lo portò all'apice del successo ai Salons di Parigi nel 1876-77, fu interrotta a causa di un'intima crisi intellettuale, per via della quale si segregò dal mondo per diciotto anni; riprese la vita pubblica solo nel 1909, per poi spegnersi venti anni dopo.  La produzione gemitiana comprende vigorosi disegni, figure in terracotta e un gran numero di sculture, tutte ritraenti con un'elevata intensità pittorica scene popolaresche napoletane; tra le sue opere principali si possono ricordare il Pescatorello, l'Acquaiolo, la statua di Carlo V sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli, la Zingara e gli autoritratti.