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ORTA SAN GIULIO - 29-12-2020 -- Nel 1592, a solo due anni dall’avvio della costruzione del Sacro Monte, la Comunità di Orta volle impegnarsi per offrire una cappella. Scelse, non a caso, la prima del percorso che doveva illustrare al suo interno la tappa iniziale della storia di Francesco: la nascita. Oggi l’Ente di Gestione dei Sacri Monti, in accordo con Fondazione Comunitaria Novarese e il Comune di Orta hanno voluto individuare proprio questa cappella, detta “della Comunità”, per un restauro esemplare, sostenuto con un importante finanziamento dalla Fondazione stessa. L’intervento ha interessato tutto l’esterno dell’edificio ed ora il cantiere, che chiuderà in primavera, prosegue sulle pitture interne, di cui si sta ricomponendo lo zoccolo inferiore, molto lacunoso, e le statue, ove si sta recuperando il colore originale, molto più naturale nell’incarnato dei volti e prezioso nei tessuti e nelle finiture degli abiti.


L’idea di costruire un Sacro Monte sul promontorio di San Nicolao sul modello di quello di Varallo che aveva già un secolo di storia, è dichiarata in una delibera del Consiglio della Riviera d’Orta già nel 1583, ma ci vollero poi sette anni perché il progetto prendesse il via. Si erano aperte discussioni su quale fosse la comunità francescana a cui affidarne la cura spirituale, i Minori Osservanti, come a Varallo, o i Cappuccini, così attivi nella predicazione nel periodo della Controriforma, e naturalmente occorreva trovare i soldi almeno per le prime cappelle. Fu nel 1590, grazie all’intervento deciso dell'abate novarese Amico Canobio, fondatore anche del Monte di Pietà a Novara, che si pose fine alle discussioni con la scelta dei Cappuccini e si avviò il progetto grazie all’impegno dell’abate stesso per la cappella oggi nota come “Canobiana” ( l’ultima del percorso).


Il suo esempio fu imitato da altri ricchi committenti, fra cui, nel 1593, anche il vescovo di Novara, Carlo Bascapè, castellano e signore della Riviera d’Orta.  La comunità ortese si riservò un ruolo da protagonista. Finanziare la prima cappella voleva dire  segnare la paternità dell’intero progetto del Monte e guidare alla scoperta del suo significato. Si decise infatti di raffigurare la nascita di Francesco dentro una stalla, come la nascita di Gesù, proponendo così Francesco come imitatore di Cristo, secondo la lettura della sua vita che era stata suggerita nel tardo Cinquecento da fra Marco da Lisbona.  A sponsorizzare i lavori si candidarono le compagnie ortesi degli stagnari e dei terracottai emigrati in Francia e Spagna che volevano così mantenere vivo il legame con la terra di origine. La decorazione interna fu affidata a due pittori ortesi, Bernardo Monti e suo fratello Giacomo Filippo. Per le statue in terracotta fu invece coinvolto uno statuario, Cristoforo Prestinari, che lavorava nel più importante cantiere di scultura dell’Italia settentrionale, la fabbrica del duomo di Milano. Le sue figure si riconoscono per l’intensa umanità dei personaggi. All’esterno, sul fianco meridionale della cappella, quello che si vede subito salendo a piedi da Orta, a sottolineare il legame con la comunità ortese furono raffigurati nel tardo Seicento i santi Francesco e Giulio, protettori della Riviera d'Orta, e una "prospettiva" raffigurante "li luoghi principali della Riviera, col Lago, Monti e Terre".

Questa decorazione, di cui si erano conservate solo delle tracce, è stata resa nuovamente leggibile dal recente restauro così che lo stemma della Riviera e l’appartenenza alla comunità ortese sono di nuovo il biglietto da visita dell’itinerario del Sacro Monte.

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