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riccardo brezza

VERBANIA - 15-12-2020 -- “È prassi non rendere pubblico il dossier in quanto la selezione è ancora aperta”. Così diceva, verbalizzato due volte, l’assessore alla Cultura Riccardo Brezza nella seduta, tenutasi on-line, della Commissione Cultura dello scorso 25 novembre. Unico punto all’ordine del giorno: “Nomina della Città di Verbania tra le dieci finaliste selezionate per il conferimento del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022”. Ventuno parole, 136 caratteri tipografici (spazi inclusi) di titolo per annunciare il dibattito sulla grande opportunità che la città avrà il 14 e il 15 gennaio, quando a Roma -oppure on-line se le norme del distanziamento lo imporranno ancora- le dieci finaliste presenteranno i propri progetti e il ministero sceglierà la città che succederà a Parma, capitale del 2021. In realtà quel dibattito si ridusse a due ore di chiacchiere praticamente sul nulla perché, al netto di preamboli, cronistoria del progetto, ringraziamenti e congratulazioni reciproche con buoni auspici annessi, nei contenuti non si poté entrare.

Il motivo? Perché il dossier era stato, appunto, parzialmente secretato e trasmesso ai consiglieri comunali solamente per metà. Erano state anticipate 29 pagine di 60, l’indice con i primi due capitoli: “Il territorio, la comunità, la città” e “Verbania capitale italiana della cultura”, cioè le premesse, i dati introduttivi e la filosofia del progetto.

La prassi citata dall’assessore alla Cultura non è piaciuta molto a tutti i commissari, soprattutto perché si sono domandati quale senso avesse convocare una riunione -peraltro con tanto di funzionario comunale verbalizzatore nelle sue ore di straordinario- per parlare di un progetto i cui contenuti non erano noti, né lo sarebbero stati in futuro. “Sarebbe stato opportuno condividere la traccia, altrimenti la seduta è da ritenersi inutile non avendo gli elementi su cui ragionare” – aveva detto Roberto Campana del M5S, seguito a ruota dal consigliere di maggioranza Massimo Ronchi di Comunità.vb: “il lavoro ha avuto l’apprezzamento della commissione giudicatrice, quindi nessuno ne mette in dubbio la validità. Però non poter visionare il documento non è coerente con la richiesta di partecipazione”.

Supportato da Giovanna Agosti del Pd e Paolo Forni di Verbania civica, che non vedevano la necessità di visionare l’intero dossier, l’assessore tirò dritto.

Nei giorni successivi abbiamo chiesto, con accesso civico generalizzato (una facoltà di legge, con obbligo di risposta dell’ente pubblico entro 30 giorni) a Comune e ministero dei Beni culturali di ricevere copia del dossier di Verbania, quello che “di prassi” non si rende pubblico (molte città finaliste, in verità, l’hanno presentato pubblicamente proprio perché fosse condiviso). La domanda è stata inoltrata il 27 novembre. Il Comune finora (ha tempo ancora un paio di settimane) non ha risposto. Oggi il ministero ha trasmesso il dossier, informando per conoscenza la città di Verbania e chiarendo che “non vi sono motivi di esclusione e limite all’accesso civico richiesto” in quanto “l’orientamento giurisprudenziale attuale esclude l’esigenza della riservatezza per le domande e i documenti prodotti dai candidati alle procedure selettive, ivi inclusi gli elaborati, tra i quali si può ascrivere il dossier di candidatura, posto che i partecipanti, prendendo parte alla selezione, hanno acconsentito a misurarsi in una competizione basata sulla comparazione dei valori rispettivi”. A rafforzare questa motivazione c’è la citazione di una sentenza del Consiglio di Stato.

Ricevuta per conoscenza la nota in giornata, il Comune ha prontamente trasmesso il dossier intero ai consiglieri comunali che se l’erano visto negare. E chissà che, da qui al 14 gennaio, non vi sia il tempo di presentarlo, discuterlo e condividerlo con la città come nello spirito delle iniziative culturali.