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ALTO PIEMONTE- 06-12-2020-- Questa settimana Gianpaolo Fabbri ci accompagna nella valle dell’ex torrente san Carlo, con il racconto dell'escursione fatta lo scorso 29 ottobre 2020

Dislivello: 750 m. Tempo totale: 3 h 45'.

Ai danni causati dall’uomo si sommano quelli causati dal clima e, quindi, indirettamente ancora dall’uomo. Un’escursione sui monti di Ornavasso ne sembra l’esempio lampante.

Non siamo ancora zona rossa e ci godiamo, in assetto anti-covid, l’ultima uscita fuori comune. Un maestro walser e un lavoratore quasi giovane mi accompagnano nel regno walser della bassa Ossola, Ornavasso, dove due amici ci condurranno in un giro, per noi nuovo, fra gli alpeggi della valle del torrente San Carlo. Parcheggiamo in corrispondenza di quello che le nostre guide chiamano “il terzo ponte”, a quota 240.

Di qui parte il sentiero che attraversa quasi subito un bellissimo bosco di faggi secolari. Così in basso? E’ vero che stiamo risalendo un versante nord, ma siamo a quota trecento e, pensandoci bene, non ne ricordo molti a queste quote. La guida anziana mi racconta che, nei secoli scorsi, le foglie erano una componente importante dell’economia montanara e contadina. E allora perché camminare tanto per trovare le bellissime foglie di faggio sopra i settecento metri? Meglio produrle dietro casa, piantando faggi a quote più basse. Con una felice intuizione, Paolo Crosa Lenz chiama questi boschi “fabbriche di foglie”. E così fu.

Mica sciocchi ‘sti walser! Arriviamo all’Alpe Micerp, 480, e, poco oltre, ad una cappella dedicata al Giubileo del 2000. Dopo un’ora siamo all’Alpe Farramboda, 663, in una bellissima radura. Poco più avanti, ad un bivio, lasciamo la via principale, che sale verso Braitavon e Lisangorto, e teniamo la destra. Frecce rosse, posate da volontari che hanno anche pulito la traccia trasformandola in sentiero, ci guidano. Qui occorre attenzione, ma a noi piace un pizzico d’avventura, con la giusta moderazione. Tratti pianeggianti, intervallati da brevi strappi in salita, ci portano al punto più alto di questo nuovo sentiero, a quota 900.

Da qui in avanti le frecce rosse sono state rimosse da qualche buontempone (evidente eufemismo) al quale si dovrebbe togliere “a vita” il permesso di frequentare la montagna e forse anche i laghi, le pianure e il mare. Le nostre guide odierne conoscono il percorso e, dopo una breve discesa, ci portano all’Alpe Ultuschwändi, 780 (tre quarti d’ora). Finalmente una pausa degna di tal nome, commentando bonariamente la soddisfazione che può aver provato l’anonimo che ha rimosso le indicazioni. Risaliamo all’Alpe Stejt, 867, e di qui scendiamo, lungo un sentiero piuttosto impervio nella parte finale, fino alla strada asfaltata che percorre dal Santuario del Boden la valle dell’ex rio San Carlo.

Perché ex? Oggi c’è acqua dopo le disastrose piogge di inizio ottobre, ma qui solitamente viene fagocitata dalle centraline idroelettriche e il famoso “deflusso minimo vitale” è solo un insieme di tre parole. Percorriamo la strada, passando dall’Alpe Sarledi e dal Boden, fino a Ornavasso, osservando attoniti la devastazione dei boschi provocata dalla tempesta notturna di inizio ottobre. Commentiamo con tristezza quelle che sono le risposte che la natura sta dando all’homo sapiens. Soltanto un ottimo pranzo in quel di Migiandone ci risolleva in parte il morale.

Gianpaolo Fabbri

 

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