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CANNOBINA- 29-11-2020-- Sulla cresta fra Val Cannobina

a oriente e Val Pogallo a occidente si trova La Piota, cima di 1925 metri che si raggiunge da Gurro, uno dei paesi più importanti della Val Cannobina. E’ un altro punto panoramico incredibile, come tanti altri nel nostro altrettanto incredibile territorio. Ci accompagna a conoscerlo Gian Paolo Fabbri:

 

3 SETTEMBRE 2020

Dislivello: 1100 m. Tempo totale: 6 h 15'.

Per raggiungere Gurro non guasta avere un ottimo autista professionista, a suo agio sulle strade strette e tortuose che s’incontrano dopo Finero. E’ così che in una bella giornata, con poche nuvole e temperatura ideale per camminare, parcheggiamo al centro di questo bellissimo paese a quota 812, in prossimità della chiesa. Qui c’è tanta storia. Si nota una certa affinità con la Scozia negli usi, nei costumi tradizionali, nella lingua. Si narra, infatti, che, dopo la battaglia di Pavia del 1525, alcuni mercenari scozzesi si stabilirono in paese trovando condizioni di vita simili a quelle delle loro meravigliose Highlands.

Negli anni venti del novecento Gurro aveva più di mille abitanti, oggi circa duecento. Ma torniamo con i piedi per terra, sulle belle mulattiere e sui bei sentieri che incontreremo per tutto il giorno! Siamo in dieci, con la solita forte signora che bada a noi tutti, in particolare ad un amico poco allenato che rinuncerà saggiamente all’ultimo tratto dell’escursione, ma non verrà mai abbandonato. A parte il sottoscritto ed il fantasma di un ex alpinista in perenne sofferenza, oggi il livello del gruppo è il più alto mai registrato. La salita non è complicata, ma nuova per quasi tutti. Percorriamo via Falmenta e, appena fuori dal paese, attraversiamo un ponte e saliamo all’Alpe Mergugna, 1026. Di qui si può scendere a Falmenta e ci permettiamo già una pausa. D’ora in avanti, sempre in direzione sud ovest, percorreremo la lunga dorsale che separa la valle di Falmenta dalla valle del torrente Calagno. Questo è un territorio ricco di grandi e begli alpeggi e di gente ospitale, come scopriremo più tardi.

Gli Scozzesi avevano buon naso. Teniamo la destra, attraversiamo le baite, saliamo nel bosco ed arriviamo ad una strada che seguiamo per qualche decina di metri. Riprendiamo il sentiero sulla destra e passiamo lungo una caratteristica scala con gradini in legno. Siamo all’Alpe Vanzone, 1172, “il balcone sulla valle”, come recita un cartello di legno appoggiato a terra (un’ora da Gurro). Rientriamo nel bosco, tenendoci a sinistra sempre sulla dorsale, ed arriviamo ad una radura con panorama su un piccolo triangolo di Lago Maggiore. Ci inerpichiamo sulla nostra destra, sbagliando con l’aiuto dell’anziana guida odierna, soggetta a cali di memoria, e perdiamo solo un quarto d’ora per tornare in ordine sparso sulla retta via, anche grazie all’ottima copertura telefonica. Negli anni ottanta come facevamo?

Forse stavamo più attenti ed arrivavamo comunque e più rapidamente alla meta. Ahimè l’età! Avremmo dovuto proseguire diritti dalla radura con vista lago, anche se il sentiero nel prato non era più evidente. Dopo tre quarti d’ora da Vanzone ricompattiamo il gruppo alla cappella ricovero della Fulka, 1432. Poco oltre incontriamo il sentiero dedicato a don Cirillo Bergamaschi, sulla destra, che porta all’Alpone, dove andranno ad aspettarci la nostra paziente badante ed un amico. Don Cirillo, studioso e ricercatore presso il Centro Studi Rosminiani di Stresa, era originario di Gurro e fu il promotore del Museo Etnografico del paese.

Noi proseguiamo diritti su pendenze variabili, ormai fuori dal bosco. Su un tratto pianeggiante a quota 1750 incontriamo il sentiero, sempre sulla destra, che scende all’Alpone e che percorreremo al ritorno. L’ultimo strappo bello tosto ci porta in vetta a La Piota, 1925, dopo un’ora e mezza dalla cappella della Fulka. Da un ometto di sassi si eleva un tubo d’acciaio. Il panorama è di quelli rari. A sud, raggiungibile lungo un percorso attrezzato, ci domina il Monte Zeda. Siamo sull’infinito Sentiero Bove. Qualche foto e scendiamo al tratto pianeggiante dove imbocchiamo il sentiero sulla sinistra che ci porta in tre quarti d’ora alle bellissime case, più che baite, dell’Alpone, 1540.

Qui ritroviamo i due amici e pranziamo in ottima compagnia. Ci sono anche persone estremamente ospitali che improvvisano per noi un bar fornitissimo. Lungo il sentiero Don Cirillo percorriamo il Piano di Nasca e torniamo in tre quarti d’ora alla Cappella della Fulka dove chiudiamo l’anello. Riprendiamo i sentieri di salita e scendiamo a Gurro in un’ora e mezza. Qui la bella compagnia si divide. Gli ossolani tornano verso Finero e la Valle Vigezzo, i verbanesi ridiscendono la Val Cannobina verso il loro ben amato lago.

Gianpaolo Fabbri

 

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