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fabbri weissmeis

VCO- NOVARA- 04-10-2020-- Questa settimana Gianpaolo Fabbri ci accompagna sulla Weissmies con il ricordo di una gita fatta il 20 agosto del 2002:

Una serie di circostanze sfortunate, non ultime la neve arrivata in ritardo e le condizioni meteorologiche “pazze”, hanno accorciato la stagione sci-alpinistica. Si deve quindi recuperare e per questo si pensa ad un’uscita elementare, ma almeno “alpinistica”. Penso alla Weissmies. Conoscendo, però, i miei limiti in quota, mi rivolgo ad amici professionisti e mi alleno a dovere per evitare figuracce. Sergio e Giuseppe mi organizzano, come inizio delle tanto attese ferie, una “tre giorni” di tutto riposo, che culmina con una rilassante salita al Rebbio da Berisal.   Tutto pronto e allora, in meno di 24 ore e superando  enormi difficoltà logistiche per il reperimento delle attrezzature, si allestisce una spedizione in terra elvetica in stile alpino, ma con numeri himalaiani.

Alle 5.00 del 20 agosto (orario cautelativo deciso dal capo spedizione) nove rappresentanti più o meno validi dell’alpinismo ossolano partono per Saas Grund, con perfetta puntualità dovuta al timore di pesanti sanzioni, fra cui la radiazione a vita dal gruppo. Arriviamo con il giusto anticipo che ci permette un’accurata ricerca dell’assetto, un caldo beverone chiamato anche caffè e l’organizzazione di una comitiva superiore a dieci persone, grazie alla complicità di una coppia di maturi alpinisti vallesani, che non disdegnano una consistente riduzione sul prezzo esorbitante del biglietto. Alle 8.30, dopo accurati studi sui vari tipi di imbracatura disponibili, siamo pronti a muoverci dai 3100 metri del campo base. Il tempo è bello e mi pento di aver detto “oggi nevica”, vedendo questa mattina alle cinque una cosa molto anomala nell’ambito del gruppo, cioè la puntualità anche di chi è sempre in ritardo. Davanti a noi ci stanno già aprendo la pista decine di alpinisti che hanno pernottato in prossimità del campo base. Dopo dieci minuti si formano le 3 cordate. Ci guida Sergio che prende con se Mirella ed il sottoscritto. Segue la cordata di Giuseppe, lo yankee, con Anna ed Egidio. Chiude Antonio con mio fratellino ed Ugo.

E’ meglio che faccia il passo il saggio Sergio, “numa” a parte. Giuseppino, zelante neoprofessionista, potrebbe avere troppa fretta di condurre in vetta i suoi compagni di cordata, pur essendo “scarsamente” allenato. Le condizioni sono ottime e, nonostante qualche affanno, prima di mezzogiorno siamo in cima. Strette di mano, entusiasmo delle ragazze che conquistano il loro primo “quattromila”, Giuseppe che continua ad abbracciarle e baciarle, perché l’ebbrezza dell’alta quota gli fa dimenticare di averlo appena fatto. L’unico problema è che, per la seconda volta nella mia modesta carriera alpinistica, non riesco a godermi il famoso panorama dalla vetta della Weissmies. Infatti, a conferma del fatto anomalo delle ore cinque, nevica davvero.

Conviene rimettersi in cammino. In meno di un’ora scendono 30 cm di neve e finalmente capisco, innalzando lodi a Giuliacci ed ai meteorologi della Confederazione, a cosa servano le famose piastre anti-zoccolo, di cui i miei ramponi non sono dotati, a differenza degli amici professionisti. Per fortuna a metà discesa smette di nevicare, torna il buonumore ed una cordata trova anche il tempo di fare un’esercitazione di sicurezza su ghiaccio nel “punto chiave”. Al campo base ci rimettiamo in sesto, tutti allegri e felici.

Foto ricordo, ancora baci e abbracci di Giuseppe alle nuove iscritte al club dei 4000, discesa rapida a valle dove si dovrebbe finalmente mangiare. Purtroppo il pasto subisce un ulteriore rinvio e solo a qualche chilometro da Saas Grund, già sulla via del ritorno, si improvvisa una merenda volante lungo la strada, sotto la pioggia, in piedi e con il riparo parziale di una tipica stalla vallesana. La giornata si chiude ugualmente in allegria. Le ragazze hanno superato brillantemente l’esame e seguiranno sicuramente altre eroiche imprese. Ai grandi accompagnatori Sergio, Antonio, Egidio e Giuseppe la loro e la mia eterna riconoscenza. Giuseppino meriterebbe un discorso a parte, di carattere non solo tecnico, ma gli dedicheremo maggiore spazio nelle prossime puntate.

Gianpaolo Fabbri

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