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fabbri gita pizzetto

VCO- NOVARA- 27-09-2020-- Gianpaolo Fabbri ci porta

questa settimana in valle Anzasca, al Pizzetto:

 

PREMESSA. Il Pizzetto è una splendida meta sia estiva che invernale. Ci siamo tolti la soddisfazione di godercela anche nella stagione calda, tanto più che si cammina quasi sempre in boschi bellissimi. D’estate ci si orienta anche meglio perché il candido manto invernale, che qui avevamo sempre trovato in abbondanza, cancella i sentieri e uniforma il paesaggio.

GITA  N. 16 – O 24  Pizzetto d'estate

25 GIUGNO 2020

Dislivello: 960  m. Tempo totale: 5 h. Sviluppo: 13 km.

Sempre attenti al virus maledetto, ci troviamo a Piedimulera e poi a Pontegrande per ottimizzare i posti in auto nel rispetto delle regole. Pur essendo in nove, siamo ben attenti e non potremo mai emulare l’imbecillità del Billionaire e dintorni. Ci sono due signore, una delle quali prestigiosa esordiente, campionessa in altri sport. Fra i maschietti prevale l’etnia dei vecchi esperti che da sempre si nutrono di pane e montagna. C’è il sole, qualche nuvola e due innocue gocce d’acqua ci accompagneranno solo negli ultimi minuti della gita.

Da Pontegrande saliamo a Bannio e qui imbocchiamo la strada per l’alpe Soi. Posteggiamo all’altezza dell’alpe La Piana, quota 908. Di qui sale una strada per l’alpe Balm Cima, che si raggiunge in pochi minuti. Incontriamo dei cani, molto incazzati e fortunatamente ben legati, che si occupano di un grande gregge di ovini e caprini che staziona nel ripido bosco al disotto della strada. Saliamo a sinistra, fra le baite, lungo il sentiero abbastanza evidente che ci porta rapidamente all’Alpe Provaccio, 1130, dove i ruderi dei vecchi impianti da sci continuano a deturpare tanta bellezza. Ci godiamo una bellissima vista sulla Est del Monte Rosa. Il sentiero B 19 prosegue nel bosco che costeggia il vecchio tracciato dello skilift e ci porta all’Alpe Loro, quota 1336. Camminiamo su pendenze raramente “cattive”, quasi sempre all’ombra, passando per gli alpeggi della Rausa di Bannio, 1386, Rausa di San Carlo, 1486, e Ielbi, fino a Villa Samonini, 1638. La fatica è poca e l’ambiente è quello delle favole che ci raccontava la nonna macugnaghese: rododendri, prati fioriti, abeti, faggi, bellissime baite, minuscoli laghetti, serafiche vacche al pascolo. Raggiungiamo, e me la gusto finalmente, la bella conca di Campo Aostano.

Di qui ero già passato in inverno, ma senza rendermene conto. Campo Aostano fu sede di violenti scontri fra anzaschini, valsesiani, svizzeri e aostani che si contendevano alpeggi e pascoli e di una vera e propria battaglia, nel 1411, allorché gli svizzeri, calati dal Monte Moro, tentarono di strappare questa terra al Vescovo di Novara. Il sentiero attraversa la conca e, virando a oriente, risale in breve alla vetta del Pizzetto, 1879, un po’ più spaziosa che in inverno, ma non troppo. Camminiamo da circa tre ore. Adesso il Rosa è coperto quasi totalmente da fastidiose nuvole che ci privano dello scorcio più suggestivo delle Alpi Pennine. Con percorso più o meno libero verso settentrione, innescato da una traccia che poi si perde in mezzo ai rododendri, recuperiamo il sentiero principale e torniamo a Villa Samonini.

Qui pranziamo e pianifichiamo il futuro della nostra indispensabile, per il nostro benessere, attività escursionistica. Scendiamo lungo il percorso di salita, salvo un breve tentativo involontario di proseguire per Soi che le guide attente, ma con i riflessi un po’ appannati dal pranzo, sventano subito. Lo passeremo per un test di sopravvivenza atto a mantenere alta l’attenzione della truppa. In due ore raggiungiamo le auto e chiudiamo la giornata con un drink offerto da chi vuol farsi perdonare qualche marachella senile.

  Gianpaolo Fabbri

 

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