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lago gelato fabbri

VCO-NOVARA-26-07-2020--Gianpaolo Fabbri questa

settimana ci accompagna al "Giro del lago gelato":

PREMESSA. Un ritorno nella bellissima Valle Isorno, passando anche per la sua laterale Valle Agrasina, in una lunga escursione già percorsa altre volte negli anni scorsi. Lungo la strada, che entra sempre più nel cuore di queste valli, si transita richiedendo il permesso in comune. Senza questo, tante belle gite si potrebbero effettuare solo in due giorni.   
GIRO DEL LAGO GELATO
12 SETTEMBRE 2019
Dislivello: 1100 m. Tempo totale: 7 h. Sviluppo: 15,33 km
Un socio, “giovane” del gruppo ma ormai emerito e benemerito, si è occupato questa settimana di richiedere in comune a Montecrestese il permesso per l‘ accesso in auto all’alta Valle Isorno. La giornata è splendida. Siamo in quindici con due signore che si curano di noi anziani. Da Altoggio la strada s’inoltra per circa 12 chilometri nella Valle Isorno e, dopo l’Alpe Agarina, nella laterale di sinistra orografica Valle Agrasina, fino a poco oltre la diga della Merlata, 1386. Qui parcheggiamo. Due di noi si sono fermati un po’ prima e ci ritroveremo più tardi al Lago di Matogno. Da Agarina la strada è percorribile con auto “quattro per quattro”. Nell’alta Valle Agrasina il torrente Isorno ha le sue sorgenti.

L’impatto di questa strada è piuttosto forte e non sappiamo dove si fermerà: potenza dell’Homo Idroelettricus! Che ne sarà di questo ennesimo ex torrente? Il vecchio sentiero fino a qui è stato cancellato, ovviamente, anche se esiste ancora, malinconicamente, sulle cartine. Al termine della strada c’è un raccordo che permette di imboccare agevolmente la prosecuzione del sentiero L00 (GTA). Nessun cartello indicatore. Su dolci pendenze risaliamo l’Agrasina passando per l’Alpe Cortone, 1481, e l’Alpe Pisardo, 1609, fino all’Alpe Cortevecchio, dove ci fermiamo per la colazione al Rifugio Bonasson,1925, chiuso (circa due ore). Dopo la pausa s’inizia a salire seriamente. In breve siamo all’Alpe Cavegna ed al ricovero omonimo, 2040, aperto e molto accogliente. Quindi, volendo, ce la possiamo fare anche in patria. Potenza dell’iniziativa privata! Più avanti il pendio si fa molto ripido, prevalentemente su pietraie, ed il sentiero non è sempre evidente, tranne nel tratto finale che ci porta faticosamente alla Bocchetta del Lago Gelato, 2434 (un’ora e mezza). In questo angolo di paradiso ci sono due bellissimi laghetti ed un panorama stupendo sulla Valle Isorno e dal Rosa ai quattromila di Saas Fee e del Sempione.

Ci sovrasta di duecento metri il Pizzo del Lago Gelato, ma il tempo stringe e non tutti hanno sufficienti riserve di energia. Prima in discesa e poi quasi “pianeggiando” puntiamo decisamente ad occidente e, passando per l’Alpe Fiesco Fuori, 2066,  raggiungiamo il Lago di Matogno, 2087, in meno di due ore. In riva a questo splendido specchio d’acqua pranziamo insieme ai due amici che sono saliti passando per l’Alpe Nocca e l’Alpe di Matogno. Scendiamo all’Alpe Lago ed al Bivacco Adriano Sironi, 2067, e, di qui, all’Alpe Ratagina, 1921, dove alcuni acquistano formaggio dai pastori alemanni. Scendiamo ancora all’Alpe Nocca, 1611, ed a raggiungere la strada, in prossimità del Ponte Faugiol, dove hanno parcheggiato gli amici saliti direttamente a Matogno. Si procede al recupero delle altre auto ed alla lunga e prudente discesa verso Altoggio, auspicando che il futuro riservi, almeno ai nostri figli, meno strade, più sentieri ben segnati, più rifugi aperti e più acqua nei torrenti. E avvicinando solo le montagne che sono veramente “lontane”, come quelle di oggi.

 Gianpaolo Fabbri

 

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