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raspelli melaverde

CRODO-16-07-2020-- Anche quest'anno Edoardo Raspelli

ha scelto le montagne ossolane per le sue vacanze estive. Con lui parliamo del periodo del lockdown.

Come si è trovato da lombardo durante la fase 1 di questo periodo triste d'inizio 2020?

"E' stato un periodo triste e assai drammatico- spiega il noto gourmet- dagli aspetti quasi lunari, dalle finestre il panorama spoglio delle strade e i marciapiedi vuoti facevano un gran effetto. Sono stato ligio al dovere da buon cittadino: non ho mai messo il naso fuori di casa, tranne per le necessità essenziali. Nelle necessità essenziali da buon giornalista ci metto anche la ronda mattutina, all'edicola vicino casa, che da anni mi rifornisce dei 7 – 8 quotidiani di carta che leggo appassionatamente da sempre. Per fortuna le edicole avevano la possibilità di rimanere aperte, cosicché armato di mascherina potevo adempiere a questo bene per me di prima necessità".

Non le mancavano le montagne?

"Certo che sì, soprattutto nelle terse giornate di marzo e aprile che hanno caratterizzato questo bizzarro e temibile periodo di asserragliamento casalingo. Paradossalmente, quando finalmente abbiamo potuto ritornare sulle alture di Crodo, dove passo da 35 anni le vacanze di montagna, il meteo ci ha bersagliato con giornate invece assai fredde, ma la pace e la quiete in questo luogo è fenomenale e ci siamo subito ambientati".

Cosa cambierà nel mondo della cucina dopo questi mesi, o cosa è già cambiato?

"Dico subito, è dai tempi della gioventù che non passavo 2 mesi senza andare al ristorante. Qualcosa di veramente atipico per un cronista del gusto come me. Il ritrovarsi dopo mesi con gli amici alla trattoria sotto casa è stato già un buon segnale di ripresa, in quei giorni. Ora ho già ripreso l'attività di scrittura e recensione. Si è già notato nel nuovo corso un ritorno, fortunato, alla sostanza nei piatti. Poche spume, pochi voli pindarici sui menù, poco spazio alle frivolezze. La gente vuole la sostanza e la concretezza di piatti di qualità e della tradizione, e la cucina deve seguire questo corso, che può solo fare bene. La sperimentazione stava travisando la realtà culinaria ultimamente".

L'Ossola sta proseguendo il suo cammino di qualità in questo campo?

"Siamo a un punto soddisfacente, rispetto ai 35 anni fa quando arrivai. Molta più attenzione e cura nella preparazione e il servizio si notano un po' dappertutto, qua in Valle. Passione per la tradizione senza troppi fronzoli che possono fare male. Sono fortunato ad avere l'Edelweiss vicino caasa, che reputo il miglior ristorante della zona, seguito poi da molti altri ristoranti che offrono tanta qualità ai turisti che scelgono le valli dell'Ossola per soggiornare nell'estate forse più atipica del nuovo millennio.

Cosa ne pensa dei nuovi disciplinari dop per i prodotti tipici, ad esempio il formaggio ossolano dop?

"Le ''targhe'' di certificazione ben vengano, se rispettano determinati principi che non possono variare. La base di tutto deve essere la qualità, che derivi da latte o prodotti direttamente collegati ai produttori locali, senza lasciare spazio a oscuri intrallazzi che tristemente in altri esempi nazionali hanno portato ad una valorizzazione solo parziale di determinati prodotti".

In ultimo, cosa pensa delle minacce di lupi o orsi che sembrano crescere in questi anni nel settore dell'allevamento in quota?

"In vent'anni alla conduzione di Melaverde (programma tv mediaset) ben pochi sono stati i casi di pastori che si lamentavano di questi fenomeni. Sono del parere che questi sono problemi secondari rispetto, appunto, a disciplinari produttivi di qualità. Se un allevatore perde dei capi, ovviamente che ci siano le assicurazioni ad assistere queste persone che lavorano tanto".

Vittorio Manini