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Lago di Cheggio antrona estate turisti

ANTRONA-14-7-2020-- Domenica di inizio luglio a Cheggio,

in Valle Antrona. I colori del cielo e del Lago Dei Cavalli sono “da cartolina”. L’afflusso di automobili è da centro commerciale, i gruppi di escursionisti non si contano; la grande spiaggia in fondo al lago brulica di bagnanti. Sul muraglione della diga decine di persone tengono in bella vista il cellulare, ma non per mostrare l’ultimo modello e suscitare l’invidia degli amici. Molti scattano fotografie ma almeno altrettanti lo orientano a destra e a sinistra, cercando disperatamente e inutilmente il “campo”. Persino tra le case del paese è quasi impossibile chiamare e ricevere: “nessun servizio” è la scritta che appare impietosamente sui minuscoli schermi, indipendentemente dall’operatore telefonico utilizzato.

Cheggio non è più il minuscolo e pittoresco villaggio sperduto fra le montagne di qualche decennio fa; è stazione sciistica d’inverno e meta escursionistica d’estate eppure non è servito dalla telefonia cellulare. Se qualcuno si infortuna o ha un malore in alta valle deve solo sperare che tra gli altri escursionisti ci sia un medico o un infermiere. "Le compagnie telefoniche dicono di non avere abbastanza utenza, quindi non hanno l’esigenza di coprire queste zone – spiega il Sindaco di Antrona, Claudio Simona – Noi abbiamo richiesto più volte, con azioni informali, di avere la copertura; tutta la zona fra il Lago di Cheggio e il Lago di Antrona è scoperta: al lago si “prende” pochissimo, sulle montagne nulla. L’assurdo è che se si va al Rifugio Andolla e si prosegue verso il passo, a 10 metri dal confine si trova la rete Svizzera: loro hanno coperto tutte le montagne, invece da noi il servizio non c’è. È una legge nazionale, fatta a Roma, - prosegue il Sindaco - per cui le compagnie sono obbligate a coprire il 95 % della popolazione, ma quella percentuale la fanno nelle grandi città, non qui. Loro guardano ai grandi numeri, non alle popolazioni che vivono in montagna e che sono le più disagiate, anche più degli escursionisti".

Ma il fatto sconcertante è che persino fra i centri abitati del fondovalle il servizio è carente. Lo conferma il vice sindaco di Borgomezzavalle, Stefano Bellotti. "Anche durante il lockdown – dice – abbiamo avuto difficoltà sia a livello di telefonia mobile che di internet. Stiamo combattendo contro lo spopolamento dei borghi alpini con tutte le risorse e le idee possibili, abbassando tasse, cercando di dare incentivi ai trasporti pubblici, bonus a chi apre imprese ma se non abbiamo i servizi essenziali, come il telefono semplicemente a livello di emergenza ….  Soprattutto in questi mesi di restrizioni in cui eravamo bloccati in casa ne abbiamo risentito. Abbiamo scritto ripetutamente alle compagnie principali, in alcuni casi ho telefonato personalmente; ho chiamato anche la prefettura, che ci ha sempre dato un appoggio importante. Si sono risolti disservizi e guasti, sono intervenute migliorie, ma non su tutto il territorio del paese. In una parte della frazione Seppiana il servizio è assente; io stesso ho dovuto spostarmi verso il territorio di Villadossola per poter fare una telefonata urgente. Basta la pioggia o una nevicata e siamo ko. Basta che un ramo cada su un traliccio a causa del vento e siamo fermi anche per giorni, in attesa dell’intervento. Tre anni fa avevo fatto scrivere un articolo su un giornale, in cui proponevo  di fare uno sconto in bolletta per ogni giorno di disservizio; ma a me interessa avere la telefonia, non risparmiare quei pochi soldi. Ci sono state fatte promesse: “Cercheremo di intervenire, di migliorare …” Vediamo se le mettono in pratica".

Una situazione paradossale, quella descritta da Bellotti. E dire che proprio l’uscita dall’emergenza sanitaria potrebbe costituire un’opportunità per l’alta valle; non appena è stata riaperta la circolazione l’afflusso di turisti verso le zone di montagna ha avuto un’impennata eccezionale. "In questo periodo abbiamo avuto arrivi come se fossimo a Ferragosto" conferma il vicesindaco; la mancanza di servizi essenziali rischia di rovinare tutto. Forse una mobilitazione massiccia di tutta la valle potrebbe ottenere qualcosa di più, facendo un po’ più “rumore”. Il problema, ovviamente, non è solo antronese. A livello nazionale l’anno scorso l’Uncem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, ha lanciato un sondaggio in estate sulle zone montane non coperte dalla telefonia cellulare, ricevendo ben 1450 mail di segnalazione da 1220 Comuni. (Ne ha parlato anche il nostro giornale: http://www.ossola24.it/index.php/25629-mappatura-uncem-sulle-aree-senza-linea-veloce-e-segnale-il-divario-digitale-va-vinto ). Diversi Comuni del Vco hanno risposto con le loro segnalazioni: Formazza, Montecrestese, Varzo per le aree di San Domenico e Alpe Devero, Madonna del Sasso, Brovello Carpugnino e il neonato comune di Valle Cannobina (https://d110erj175o600.cloudfront.net/wp-content/uploads/2019/10/UNCEM_elenco_segnalazioni_telefonia_mobile_senza_segnale_9_10_2019.pdf  ).

Per la Valle Antrona sono arrivate segnalazioni da Antrona Schieranco, Borgomezzavalle e Montescheno, per la frazione Valleggia. Nello scorso mese di maggio una ricerca condotta da “Opensignal”, azienda che realizza studi sull’esperienza che gli utenti fanno delle diverse reti mobili, ha rilevato che in marzo le velocità di download sperimentate dagli utenti di smartphone in Italia sono diminuite in media del 7,2% nelle aree urbane, del 12,2% o del 13,7% nelle aree suburbane o rurali. Marzo è stato il mese in cui hanno cominciato a dilagare lo smart working e la didattica a distanza e secondo “Opensignal” le reti italiane si sono dimostrate resilienti, ma è evidente il divario fra le città e il resto del Paese. Uncem, nello stesso periodo, ha segnalato che le aree rurali e montane hanno visto peggiorare ulteriormente le loro velocità di download dal 1° gennaio al 31 marzo 2020.

Mauro Zuccari