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miniera valle antrona

ANTRONA- 25-06-2020--Luogo selvaggio

e di incantevole bellezza, la Valle Antrona cela nel suo sottosuolo chilometri di antiche gallerie ancora inesplorate, appartenenti alle antiche miniere d'oro che hanno dato da mangiare a centinaia di famiglie tra la fine dell'800 e gli inizi del 900.
Il tempo ha però la capacità di riuscire sempre ad occultare anche le più imponenti opere create dall'uomo, e cosi la maggior parte di esse sono andate dimenticate e perdute.
Ad oggi sono passati circa 100 anni dall'abbandono di queste miniere, e ora due speleologi, Matteo Di Gioia e Marco Zanzottera, le stanno riscoprendo, grazie anche al supporto e collaborazione di Lucia e Massimo Gagliardini di valleantrona.com, che con i loro contatti in loco e l'amore per la valle stanno fornendo un supporto importante ai due speleologi: “La prima miniera che abbiamo scoperto- racconta Matteo- ha richiesto quasi due anni di lavoro tra documenti storici e ricerche sul campo per essere trovata. Nemmeno i residenti locali ci hanno saputo aiutare nella ricerca, ma abbiamo sentito storie di persone anziane che raccontavano dei loro bisnonni che vi lavoravano.
E' un vero peccato che la memoria di queste miniere sia andata quasi completamente perduta.
Al momento della scoperta di questa miniera, l'ingresso era coperto da vegetazione e detriti, ed in una zona talmente impervia che il giorno della sua scoperta ci sono passato davanti senza vederlo, accorgendomi di esso solo mentre tornavo sui miei passi, grazie al mio cane Layla che è entrato a sbirciare.  Sono rimasto pietrificato dallo stupore e dalla felicità di averla finalmente trovata, o meglio... il mio cane la aveva trovata!  La quantità di detriti davanti all'ingresso lo nascondevano egregiamente, ma avvicinandomi appena, sentii subito una forte corrente di aria fredda che lasciava intuire l'estensione dei tunnel che si inoltrano nella montagna.  Esausto, sporco ma felice, ricordo di essermi seduto per 20 minuti buoni davanti all'ingresso, rinfrescandomi con la gelida brezza che ne usciva.  Successivamente, durante l'esplorazione abbiamo anche trovato la prova che siamo stati i primi da tempo ad essere entrati qui. Lo strato di argilla che sta in terra risulta essere completamente liscio, vergine, privo di qualsiasi impronta o traccia di passaggio, ed in mezzo vi scorre, come un fiume in un canyon, un ruscelletto di acqua purissima.
In pochi minuti, che paiono ore, arriviamo alla parte che poi risulterà essere la più bella di questa miniera, il quadrivio di quello che poi ribattezzeremo come "bluehole".
Alla nostra destra vi è una discenderia che va probabilmente ad uno scavo sul filone, oppure ad un livello sottostante a noi, che essendo completamente allagato ha formato sul passaggio questo fantastico "buco blu" di acqua purissima di una limpidezza da togliere il fiato. Possiamo infatti ammirare la galleria allagata che va verso il basso fino a che le nostre torce ci permettono di vedere.
Sull'altro lato invece una tramoggia in legno, usata per scaricare il materiale proveniente dal livello superiore dentro i carrelli, si mostra in tutta la sua bellezza, ed è incredibile che dopo tutti gli anni passati ad un livello di umidità prossimo al 100% sia ancora al suo posto come fosse stata costruita ieri.
Inoltrarsi in un luogo abbandonato e mai esplorato è il sogno di tutti gli avventurieri, e l'emozione provata durante la sua riscoperta è stata immensa.
All'interno abbiamo trovato alcune scritte realizzate cent'anni prima dai minatori con le lampade a carburo, indicanti date e iniziali di chi vi lavorò, oltre a reperti come strumenti di lavoro dei minatori e tramogge di scarico del minerale aurifero, in perfetto stato di conservazione. Una di queste scritte riporta 1909 FP.
Da un analisi dei documenti storici, abbiamo scoperto che in quel periodo lavorava come minatore in valle antrona un tale Foglietta Pietro. Non abbiamo la certezza che sia stato lui a lasciare quella data e le iniziali sulla galleria della miniera, ma ci piace pensarlo.
La miniera si sviluppa su due livelli e tre filoni, il più importante dei quali si sviluppa su una altezza, dalla sua base alla sua sommità, di circa cinquanta metri. In cima ad esso, cosi come in altri punti della miniera, sono ancora visibili affioramenti di pirite aurifera. In prossimità della cima del filone, abbiamo trovato diversi attrezzi da lavoro come un piccone, un badile e una specie di zappa che era usata per spostare il minerale aurifero dalle tramogge ai carrelli. Questi reperti, antichi ma ben conservati, sono stati consegnati al sindaco Claudio Simona di Antrona Schieranco che li userà per ampliare il museo dell'oro locale.
Un altra miniera la abbiamo scoperta nell'inverno 2019 muovendoci su un terreno coperto da quasi un metro di neve soffice. Zaino in spalla, siamo partiti alle 6 del mattino, e la abbiamo trovata solo verso le 13, dopo esserci immersi più volte nella neve fino alla vita.
Osservando ogni singolo centimetro di montagna, in cerca di indizi e tracce che ci indicassero la via, siamo infine arrivati ad un rudere appena riconoscibile, che celava l'ingresso in buona parte franato della miniera.
Presenta numerosi tratti allagati che probabilmente richiederanno attrezzatura specifica per essere esplorati.
Al momento celati dai boschi e dalle montagne della selvaggia valle Antrona si nascondono sette miniere da noi scoperte, ma ne mancano all'appello ancora quattro.
Molte di esse si sviluppano su altezze notevoli e presentano zone parzialmente franate e profonde, accessibili solo a speleologi esperti. Stiamo raccogliendo i resoconti delle nostre avventure ed esplorazioni in un libro che sarà disponibile presumibilmente nel 2021.
Le ricerche per le nuove miniere vanno avanti da un anno e abbiamo ormai ristretto moltissimo la zona di ricerca.
Probabilmente, mentre ora voi siete comodi sul divano a leggere delle miniere da noi scoperte, noi siamo laggiù.  Ad esplorarle”.

 

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