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DOMODOSSOLA- 19-06-2020-- Non sono bastate le 500 sedie preparate dai volontari nel piazzale antistante l'Ospedale San Biagio per la celebrazione della Santa Messa per i patroni domesi Gervaso e Protaso. I santini, annullata la processione, sono stati portati su un furgone della protezione civile e scortati dagli alpini, che li hanno infine posizionati sotto l'altare allestito significativamente davanti all'entrata del nosocomio ossolano.

Tra i fedeli il sindaco Lucio Pizzi e le tante autorità civili e militari: “E' un omelia difficile – ha spiegato ai fedeli il parroco domese don Vincenzo Barone- è particolare perché ci chiede di ascoltare quanto il Signore ci sta dicendo e ci ha detto in questi mesi. Siamo qui in questa piazza, e non nella nostra amata Collegiata, siamo in questo luogo, l'ospedale, dove ogni letto di un ammalato e un altare.

Molte generazioni prima di noi hanno pregato i santi Patroni, cantato la loro fede e gioia di essere col Signore in tempi diversi, anche in mezzo alle calamità e alle devastazioni. Perché la preghiera nasce dal bisogno e si rivolge all’Altissimo per invocare misericordia ed intervento. Anche noi siamo in un tempo difficile, una pandemia che ha messo a nudo la nostra fragilità, la debolezza di essere umani. Ha provocato morte, lutto, dolore e tanta tristezza.

Ci obbliga a tenere le distanze dagli altri quando vorremmo avvicinarci ed abbracciarci. Ma nella distanza oggi i nostri Patroni ci uniscono ancora di più. Perché siamo il popolo di Cristo, i suoi discepoli che riscoprono la bellezza di onorare i martiri e anche in questa forma strana.

Nella distanza scopriamo il bisogno di essere comunità, di essere vicini gli uni agli altri, soprattutto a chi oggi ha più bisogno di amore e solidarietà. Siamo fatti gli uni per gli altri, nessuno si salva da solo. La fede vive in un popolo, in una comunità. Non solo dentro di noi, anche in chi non può uscire ed è sempre vicino alla comunità ed alla Chiesa. E lo abbiamo sperimentato tutti in questi giorni.

Di cosa abbiamo bisogno, quali attese abbiamo nel cuore, cosa chiede la nostra preghiera stasera, qui, davanti ai nostri santi? Abbiamo scoperto desideri nuovi in questi mesi di chiusura. Ci sono stati pensieri nati dal timore, altri dalla solidarietà, altri dalla compassione. Siamo stati Chiesa, comunità, società civile, famiglia. È veramente in tanti modi ci ha accompagnato la preghiera.

Abbiamo fatto l'esperienza del vuoto. Ci credevano onnipotenti noi uomini dell’occidente avanzato, e ci siamo scoperti bisognosi di abbracci, di reinventare equilibri e relazioni. L’esperienza del vuoto, la mancanza e il dolore sono un' occasione per una nuova ripartenza. Al di là della folle pretesa di controllare tutto, l'uomo contemporaneo si sente attraversato da una mancanza, da una inquietudine che lo mette ogni giorno in movimento.

Nel tempo del timore, delusi e rammaricati, incapaci di annunci, pure in questa esperienza il signore è risorto. Forse non l’abbiamo riconosciuto subito, ma lui c’è stato. E' entrato a porte chiuse nelle nostre case ed ha donato la sua pace. Ha trasformato la sua comunità. Anche noi oggi siamo una comunità, siamo Chiesa e società, ancora forse impaurita, ma attenta e responsabile a rispettare tante precauzioni.

Siamo incerti sul futuro, di cosa ne sarà del lavoro, degli uomini, dello studio dei ragazzi, delle famiglie nella vita quotidiana. Cosa sarà del nostro vivere quando la Pastorale che è fatta di incontri?

Per questa comunità radunata intorno ai suoi Patroni viene stasera lo spirito del Signore, scende su ognuno di noi. E dona forza. Il Vangelo della speranza, con la forza dei nostri martiri siamo chiamati ad essere portatori, dentro questo tempo, di una buona notizia”.

Prima della messa il presidente del comitato Polenta e Sciriuii Alberto Polacchi aveva relazionato i presenti sui circa 300 mila euro raccolti durante l'emergenza Coronavirus destinati ad attrezzatura per l'ospedale.