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ospedale maggiore epoca

NOVARA - 21-05-2020 -- L'appuntamento di questa settimana

con la rubrica "Donne novaresi nella storia", racconta di Giuditta Gallarini. Ecco il suo profilo.

A Ginevra nel 1864 nacque la Croce Rossa; a Novara nel 1812 vide la luce Giuditta Gallarini che, a pieno titolo può essere considerata l' antesignana delle Crocerossine. Di famiglia benestante, negli anni della giovinezza prese parte a ricevimenti, feste private e alle serate al Teatro Nuovo (il futuro Teatro Coccia) ove assisteva anche alle opere del novarese Coccia. Alla soglia dei trent'anni sposò l'ingegnere Antonio Agnelli, ispettore dei boschi ed assai più anziano di Giuditta. Furono anni sereni fino al terribile 1849; dal 23 marzo in poi la vita degli sposi cambiò totalmente. La Gallarini, insieme ad altre donne di buon cuore, divenne soccorritrice ed infermiera per i tanti feriti nella Battaglia della Bicocca. Le chiese accoglievano i feriti perché il Maggiore della Carità, l'ospedale cittadino, non aveva più posti. L'arrivo di centinaia di feriti, tanto piemontesi, quanto austriaci furono ricoverati in tanti luoghi di culto, in testa a Sant'Eufemia. Lì Giuditta divenne crocerossina a tempo pieno, esempio per tante altre donne della Novara bene; si occupa amorevolmente dei feriti, ne componeva le salme quando non sopravvivevano. Si prodigava nel reperimento di materiale sanitario, di lenzuola, di coperte, di fasce. Non si tirava mai indietro.

Pur essendo di fisico robusto, già nel 1849 si ammalò ed appena quarantunenne, nel 1853, morì.
Il comune di Novara le ha dedicato una piccola via, ovviamente alla Bicocca, quartiere del quale Giuditta Gallarini fu sicuramente una grande ed umana protagonista durante la Battaglia della Bicocca.


Manuela Peroni Assandri