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DOMODOSSOLA - 06-05-2020-- La piantumazione

delle barbatelle (le piantine di vite) è quasi terminata, ormai ne mancano solo 700 e poi sulle colline di Vagna, quello che già è stato battezzato il "vigneto della speranza", crescerà  grazie alle cure di Edoardo Patrone, il giovane ossolano che da qualche anno a questa parte ha intrapreso uno straordinario lavoro per il recupero della viticoltura locale. "Quando ho acquistato le piantine dal vivaista gli ho detto mi stai vendendo speranza" racconta Edoardo. Per lui, che ha 30 anni, una laurea in viticoltura ed enologia e già oltre 35mila metri quadrati di terreni recuperati a vitigno tra Trontano, Montecrestese, Beura e Domodossola è l'ennesima avventura, un nuovo atto d'amore per il territorio dove nei decenni passati la coltivazione della vite era stata pressoché abbandonata, così come erano stati lasciati al bosco gli 8mila metri quadrati di terreno dove oggi Edoardo si "sporca le mani". E così il vino di Vagna, quando tra qualche anno sarà pronto, avrà certo un sapore diverso. Il sapore delle cose nate nei momenti più difficili e che perciò si che si caricano di significato, di simboli, di speranza: "Piantare adesso significa credere nella ripresa, è un modo per affermare che non possiamo fermarci, che dobbiamo andare avanti", aggiunge Patrone. Dopo la pioggia della settimana scorsa, approfittando del terreno bagnato è partita la piantumazione delle barbatelle di Nebbiolo, le uve alla base dell'ossolano Prunent; accanto a queste, una piccola parte di uve Chardonnay per tentare una nuova strada sinora ben poco praticata in Ossola, quella delle viti a bacca bianca: "E dire che in montagna in genere è il vino bianco a farla a padrone - spiega Edoardo - basti pensare al Trentino, ma anche alla Svizzera e alla Germania. Tuttavia considero questo ancora un esperimento, nonostante l'anno scorso abbia ottenuto un buon risultato con uve acquistate in Ossola, ma il mio obiettivo è lavorare con vitigni propri... Vedremo cosa sarà", chiosa. E a proposito di bianchi, c'è la mano di Patrone anche nei 200 litri di bianco (ora all'affinamento in barrique) prodotto con le uve coltivate all'agrario di Crodo, che tra qualche mese finiranno in bicchiere. Per i vini di Vagna, invece, occorrerà attendere almeno quattro anni. Tre anni sono serviti per la preparazione dell'operazione e ottenere le autorizzazioni necessarie per la coltivazione del vitigno; altri ne occorreranno perchè le piante diano frutto e un altro anno per poter finalmente assaporare il nuovo vino: "Certo, il bicchiere si fa aspettare - conclude Edoardo - ma la natura ci insegna ad avere pazienza, a fare le cose per passi. C'è un inverno che porta la morte ma poi la primavera arriva. Arriva sempre, e con lei la rinascita". Eh no non parla solo vino il bravo Edoardo Patrone.


Antonella Durazzo

(Nella foto, il terreno di Vagna prima della piantumazione delle viti)