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elsa oliva

NOVARA - 23-04-2020 -- L'appuntamento

di questa settimana con la rubrica "Donne novaresi nella storia", in vista del 25 Aprile, ricorda la figura di Elsa Oliva, partigiana e pittrice. Ecco il suo profilo.

"Appartengo ad una famiglia di antifascisti di Piedimulera, un piccolo paese non lontano da Domodossola, dove sono nata nel 1921". Così raccontava di sé Elsa Oliva, partigiana e pittrice italiana, conosciuta col nome di battaglia "Elsinki". L'irrequietezza e la ribellione hanno caratterizzato la gioventù di questa donna che a 14 anni, insieme al fratello di 15, scappò di casa, per inseguire il suo sogno di pittrice. raggiunta la Valsesia per vivere iniziò a vendere i suoi quadri. Questa vita un po' raminga la aiutò ad inserirsi nella lotta partigiana. Suo padre nel 1930 perse il lavoro perché non iscritta al Fascio ed Elsa interruppe gli studi in quarta elementare ed andò a "servizio" a lavorare presso una famiglia benestante, fino a quando non scappò. Diventata pittrice lavorò per diversi anni con Omero Solaro che diventò anche suo compagno e padre di suo figlio. Contratta la tubercolosi, si trasferì sul Lago di Garda e poi ad Ortisei dove iniziò a lavorare in un laboratorio di pittura su legno. Essendo anch'ella antifascista, entrò presto nel mirino della milizia e fu costretta a spostarsi a Bolzano dove iniziò a lavorare all'anagrafe del Comune fino all'indomani dell'8 settembre 1943. In quel momento la donna divenne parte attiva della Resistenza, difendendo la caserma di Bolzano dai tedeschi, organizzando la fuga dei militari internati, procurando loro documenti falsi. Poi distrusse l'archivio dell'Anagrafe per non lasciare tracce del suo operato. Catturata, mentre era in viaggio per Innsbruck dove sarebbe stata processata, fuggì e raggiunse Domodossola dove i suoi si erano trasferiti. Ricercata dalle SS, Elsa Oliva nel 1944 si unì come infermiera ai partigiani della seconda Brigata della Divisione Beltrami, divenendo poi attiva combattente. Lasciata la Brigata, raggiunse il fratello Aldo che militava nella "Banda Libertà" che fu poi ucciso dai fascisti a Carcegna. Nel dicembre dello stesso anno fu catturata e condotta alla caserma di Omegna e sicura di essere fucilata, simulò un suicidio, ingerendo una cospicua dose di compresse di sonnifero. Giunta in ospedale, grazie ad una suora e ad un prete, scappò. Raggiunse il Mottarone dove aveva base la sua nuova brigata la "Franco Abrami" della Divisione Valtoce. Qui diventò comandante della "Volante di polizia", squadra ce poi assunse il nome di "Volante Elsinki" dal nome di battaglia di Elsa. Alla fine della Resistenza aveva raggiunto il grado di tenente.
Fino agli anni Settanta Elsa Oliva fu impegnata politicamente, quando fu eletta consigliere comunale di Domodossola come indipendente in una lista del Partito Comunista. Lasciò poi il partito ed anche l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani e si iscrisse all'Associazione Volontari della Libertà, di cui fu vicepresidente.
La Oliva scrisse anche dei libri tra cui "Ragazza partigiana" edito nel 1974 ed una raccolta di racconti "La Repubblica partigiana dell'Ossola e altri episodi. L'11 aprile del 1994 nel giorno del suo settantatreesimo compleanno, Elsa Oliva morì a Domodossola.
Nel 1975 una testimonianza della Oliva fu inserita nel libro di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina,dal titolo "La Resistenza taciuta - Dodici vite di partigiane piemontesi". Postumo, nel 1996 è uscito il suo racconto autobiografico, "Bortolina. Storia di una donna" edito da Gruppo Abe.


Manuela Peroni Assandri


Foto credits: pagina Fb ANPI Comitato Provinciale Verbano Cusio Ossola