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lapidario arona

ARONA - 22-02-2020 --  Dopo il recente approfondimento

degli studi sui reperti archeologici, architettonici, storici ed artistici esposti nel Lapidario della Canonica di S. Maria di Arona ideato dal canonico Guglielmo Torelli e pubblicati in Antiquarium vol VIII, il Gasma. (Gruppo Archeologico Mineralogico Storico Aronese)  ripropone la visita al complesso, considerando anche la notevole messe di novità emerse che non può essere passata sotto silenzio. L'appuntamento è per sabato prossimo, 29 febbraio alle 15.30, con il presidente dell’associazione Carlo Manni che insieme al socio Ing. Antonio Torelli in Antiquarium ha illustrato uno per uno i frammenti esposti.

In particolare, si metterà l’accento sulle cose note e meno note del sito. Tra le prime ci sono sicuramente reperti quali le lunette scultoree di portali provenienti dall'Abbazia Benedettina, il sarcofago e le are romane del territorio che sono già state segnalate da tutti gli storici locali negli ultimi decenni. Tra le cose meno note invece ci sono: il significato di primo museo aronese che ebbero i reperti di diversa natura esposti, insieme a quelli archeologici conservati in una sala della Canonica dalla fine dell’Ottocento per alcuni decenni; le testimonianze borromee disseminate in tutto il complesso per volontà del fondatore cardinal Federico Borromeo prima e dei canonici poi; infine la corretta interpretazione e attribuzione di molti reperti ai luoghi di provenienza dell’Aronese e del Vergante, benché vada sottolineato che non di tutti i frammenti del lapidario si abbiano informazioni esaurienti.

Il grosso contributo che questa collezione ha dato alle conoscenze dell’antica storia locale è costituito proprio dal fatto che per alcuni paesi vicini l’unica o la prima testimonianza archeologica è dovuta al salvataggio da parte dell’arciprete Torelli di uno o più reperti al momento del ritrovamento, quando ancora non si esisteva la tutela archeologica da parte dello stato.