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DOMODOSSOLA - 01-12-2019- Si è tenuto nel pomeriggio di sabato, davanti a una folta platea di pubblico alla Libreria Grossi, il dialogo “scrittrici ribelli nel secolo dell’impressionismo” tra Paola Caretti ed Antonio D’Amico, storico dell’arte, curatore dei musei civici di Domodossola. Il parallelismo tra le opere pittoriche delle prime artiste donne a partire XIX secolo e la trama dell’ultimo romanzo di Paola Caretti, “Due volte gala”, ha dato vita ad un’interessante excursus sull’emancipazione femminile. Tra le scrittici citate un’attenzione particolare è stata riservata a Virginia Wolf, icona del femminismo nella letteratura britannica, Mary Shelley, autrice di “Frankenstein”, le tre sorelle Brontë e l’icona francese Colette, messa in ombra dalle pubblicazioni a nome del marito. Le opere pittoriche presente da Antonio D’Amico sono state quelle
della piemontese Orsola Maddalena Caccia, badessa nel 1600, che dipinse magistralmente nature morte caravaggesche; Elisabetta Sirani, pittrice bolognese di fine ‘800, che sfidò le convenzioni dell’epoca osando dipingere nudi femminili; Timoclea, ancella di Alessandro Magno. Anche tra gli impressionisti, autori ribelli per antonomasia, le donne avevano ancora un ruolo marginale, le porte delle accademie si apriranno loro sono nel 1998. Berthe Morisot, pittrice e amante di Manet, è una delle poche donne impressioniste note al pubblico, che è rimasta per anni nell’ombra per venire riscoperta solo negli ultimi decenni. La rilflesiome finale dell’autrice ha voluto sottolineare un ruolo ancora marginale delle donne nel campo dell’editoria contemporanea.

Eugenio Lux