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prunent documenti bottiglia mix

DOMODOSSOLA- 19-05-2019- Risale ad un testamento scritto

il 18 maggio 1309 la prima testimonianza che attesta la presenza del vitigno ossolano prünent. Il vitigno, che in questi ultimi decenni ha visto una grande riscoperta con la nascita di tante aziende agricole in Ossola, e l'ottenimento della Doc, ha origini antichissime. È menzionato in un testamento scritto del 18 maggio 1309 da di Dumino di Pello di Trontano che disponeva un lascito annuale di nove staia di vino perpetuo al Convento dei Frati Minori di Domodossola. È specificato che il vino doveva essere tutto prünent e che doveva essere utilizzato solo per la celebrazione della Santa Messa. Con uve di Prunent si produceva un tempo un vino pregiato, da invecchiamento, conosciuto ed apprezzato anche fuori dall'Ossola. Sul finire del 1800, a causa della diffusione della fillossera che distrusse buona parte dei vitigni europei e obbligò anche i viticoltori ossolani ad utilizzare barbatelle innestate, le vecchie piante di Prunent vennero nel corso degli anni sostituite con altri vitigni più produttivi ma meno pregiati e, soprattutto, non sempre adatti alle condizioni climatiche della zona. Alcuni ceppi di Prunent centenario e franchi di piede si possono ancora trovare in Ossola, nelle zone di Pello, Trontano, Masera, Montecrestese.

Dal 1990 è in attuazione dalle istituzioni e imprese locali un ambizioso progetto di recupero di questo antico vitigno. Sono riusciti a rilanciare commercialmente lo storico vitigno locale, facendone un vino di qualità e di struttura, apprezzato dalla critica, che se la gioca alla pari con gli altri grandi nebbioli piemontesi.