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effimero arpa

MACUGNAGA - 22-06-2022 -- Vent'anni fa, la paura di milioni di tonnellate d'acqua  incombenti sulla valle Anzasca. Avrebbero potuto portare un carico di morte e distruzione inimmaginabile. Quella del 2002 fu l'estate del lago Effimero, l'estate della grande paura e di un'operazione di svuotamento della quale parlò tutto il mondo.

Era il 21 giugno 2002 quando fu scoperto ai 2160 metri d'altezza. Un inaspettato innalzamento della temperatura aveva provocato un rapido scioglimento dei ghiacci della parete est del Monte Rosa determinando la formazione del lago in un vuoto creato dallo scivolamento a valle del ghiacciaio del Belvedere.
In precedenza lì c'era solo un modesto bacino, ingrossatosi rapidamente con lo scioglimento delle nevi. All'apice della massima estensione, il lago aveva raggiunto una superficie di 166.000 metri quadrati, un volume di oltre 3 milioni di metri cubi e una profondità massima di 57 metri.
Il lago incombeva su Macugnaga e sull’intera valle Anzasca: in caso di tracimazione o rotta glaciale (un improvviso rilascio d'acqua all'interno del ghiacciaio, fenomeno non raro) sarebbe stato il disastro. I media nazionali e internazionali tenevano i riflettori puntati su Macugnaga e sulla Valle, il timore nei cittadini cresceva ora dopo ora mentre il lago saliva un metro al giorno.
Bisognava agire con urgenza. Una ditta specializzata (la CAE Spa) fu chiamata a installare un sistema per monitorare i parametri di temperatura e vento, determinanti per controllare l’innalzamento del livello del lago e la tenuta del ghiaccio. Il sistema, 4 stazioni e 1 ripetitore installati in 4 giorni e in condizioni proibitive, permise alla Protezione Civile di gestire la situazione pianificando le strategie di intervento.
L'emergenza durò giorni e giorni, poi l’acqua del bacino, in condizioni sotto costante controllo, cominciò defluire trovando in parte sfogo nelle viscere del ghiacciaio e in parte defluendo da una condotta artificiale senza provocare danni.
Riportato nei limiti della sicurezza, l'Effimero è diventato negli anni seguenti un'attrazione, poi la sua scomparsa. Oggi è ancora possibile vedere il bacino.

Foto: Arpa Piemonte

 

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