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fabbri salita roccia

VARZO- 29-05-2022-- Un gruppo di escursionisti svizzeri si occupa da tempo di “recuperare” vecchi sentieri in Ossola. Loro lavorano e noi teorizziamo. Loro sono meno schiavi della burocrazia, che da noi impera anche quando si tratta di passeggiare in montagna.

Così è stato recuperato uno storico sentiero fra Preglia e Varzo e qualche italiano li ha aiutati a metterlo in sicurezza, cercando di salvare, almeno parzialmente, la faccia alla patria.

GITA N. 76 O 24 VARZO - PREGLIA

MAGGIO 2022

Dislivello: 380 m. Tempo: 2 h 30’.

Don Tulio Bertamini, grande storico nonché conoscitore di lettere antiche, di scienze matematiche e di tante altre cose, nel cinquecentesimo della Battaglia di Crevoladossola del 1487 diede il suo contributo ad un’edizione speciale di Oscellana insieme ad altri studiosi, fra i quali Enrico Rizzi.

Il Don citò Ludovico il Moro, duca di Milano, che, esaltando la perfetta tattica delle sue milizie, scrisse che queste salirono sul monte di Preglia e discesero “pel ripido sentiero” (quello pulito dagli amici svizzeri) ad occupare il Ponte dell’Orco, sul torrente Diveria, punto strategico importantissimo per chiudere la via della ritirata alle truppe sconfitte del Vescovo di Sion.

Peccato che la non conoscenza della nostra storia ci avesse portato a trascurare un sentiero storico e che siano dovuti venire dalla Svizzera, seppure allora sconfitti, a recuperarlo! Questa è la premessa per capire l’intenzione del gruppo italiano dei Murmäta e del gruppo di amici svizzeri degli Steinböcke di percorrere insieme questo sentiero partendo da Varzo ed arrivando a Preglia.

Ed è così che in una calda mattina di maggio quattro anziani acciaccati del gruppo Murmäta, fra i quali il medico di servizio ed il loro prestigioso presidente walser, si ritrovano aldilà del ponte della Mognata, quota 425, sulla destra orografica del torrente Diveria.

Siamo all’altezza dell’uscita di Varzo Sud della VS33 del Sempione, dove V sta per “vergognosa”. Lo scopo della gita è quello di provare il percorso sul quale, in estate, cammineremo insieme agli amici svizzeri. Il sentiero, a tratti anche pista, è stato pulito e ripulito oltreché segnato.

Diretti a sud raggiungiamo rapidamente la cava dismessa, 415, in corrispondenza di un altro ponte. Di qui si sale anche agli alpeggi di Algnime e Nugno. Dopo un breve strappo in salita si scende dolcemente fino al ponte romano chiamato Ponte Nuovo (mezz’ora). Qui si deve scendere di una decina di metri e proseguire sul sentiero basso. Troviamo un altro breve strappo in salita e poi leggeri saliscendi in questo tratto piuttosto accidentato sulle enormi frane che, abbinate alle piene del Diveria, cancellarono nel 1951 e 1958 la frazione di San Giovanni.

Segue una pista pianeggiante dove si notano sulla destra, verso la montagna, colossali opere di difesa della ferrovia del Sempione. Si lascia sulla destra una cappelletta all’interno della quale si trova l’elenco delle vittime delle due frane (16.45 del 12.11.1951 e 20.30 del 19.8.1958). Dopo tre quarti d’ora, a quota 370, siamo al bivio per Canei, dove inizia lo stretto e ripido sentiero da cui scesero al Ponte dell’Orco le truppe di Ludovico il Moro nel 1487.

Le cartine più recenti lo ignorano. Meno di mezz’ora di dura salita e, a quota 590, incontriamo il tratto piuttosto esposto messo in sicurezza con venti metri di catena. A quota 650 circa incrociamo il sentiero che, a destra, sale all’Alpe Onzo e, a sinistra, scende a Canei (dieci minuti).

Anche qui l’iniziativa privata, unica nostra arma contro burocrazia e “non conoscenza”, ha posizionato due cartelli indicatori belli ed evidenti. Come vecchio segnavia resta anche un ombrellaccio appeso a un ramo, che non ci permettiamo di toccare. Ludovico il Moro per questo gioirà nel suo sepolcro, ma se fosse stato sconfitto forse saremmo svizzeri e queste amene vicende non esisterebbero.

Rinunciamo ad Onzo, dove siamo stati pochi giorni fa, e scendiamo sul sentiero A07 evidente. A quota 555 incontriamo la strada asfaltata che sale verso Onzo. Svoltiamo a destra e la seguiamo in salita fino al tornante, dove ritroviamo, a sinistra, il sentiero che scende a Canei, 455, frazione alta di Preglia. Proseguiamo sulla strada verso Bosco e, in corrispondenza del bivio per Onzo, scendiamo a destra.

Un po’ su sentiero e un po’ su asfalto raggiungiamo la stazione di Preglia, 332, che sarà il punto d’arrivo per gli amici svizzeri (tre quarti d’ora). Ce ne torniamo a casa per il pranzo meditando sul fatto che, anche in Val Divedro, la storia dei sentieri è nata con l’avvento dell’Homo Sapiens, circa duecentomila anni fa, e non con la nascita di Kaspar Jodok von Stockalper nel 1609.

Gianpaolo Fabbri

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