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formazza riale vista alto

FORMAZZA- 26-12-2021-- All’estremo nord dell’Ossola, sul confine con la Svizzera, si trova la Punta Elgio, meta classica per gli sci alpinisti. Siamo fra la Punta di Valrossa e il Passo San Giacomo, dal quale si scende nella ticinese Val Bedretto. Qui ero già stato due volte, anni fa, ma in inverno. In una splendida giornata di inizio autunno ci sono tornato, senza neve ma con carissimi amici.

GITA N. 54   PUNTA ELGIO  O  ELGENHORN

SETTEMBRE 2021

Dislivello: 1100 m. Sviluppo: 14 km. Tempo: 5 h 45’.

Le previsioni meteo finalmente non ci tradiscono e la giornata è di quelle rare. Cielo limpido grazie ad un fresco venticello da nord e vedremo le prime nuvole, lontane all’orizzonte, solo nel pomeriggio. L’età media odierna del gruppo è mantenuta leggermente sotto i settant’anni dalla giovane e forte badante. A Riale, 1731, siamo di pochissimi gradi sopra lo zero in questo ultimo giorno di settembre.

Con questa scusa i miei soci odierni innestano subito marce alte perché “devono scaldarsi” e l’altimetro mi dice che stanno salendo a 600 metri all’ora, che, per la montagna non agonistica, è come la velocità in circuito di Hamilton nelle prove libere. Per quelli appena normali, come me, questa andatura non va bene fino alla vetta: meglio lasciarli andare. Per fortuna ci pensa la giovane badante a far ricompattare il gruppo.

Osserviamo dall’alto un enorme cerchio bianco, vicino alla chiesetta di Riale, costituito da un gregge di pecore super disciplinate, sicuramente di origine svizzero – tedesca. In poco più di un’ora siamo al Rifugio Maria Luisa, 2160, e ci concediamo una breve pausa, mentre il sole comincia a scaldarci e a placare, per ora, i bollenti spiriti degli atleti. La strada riprende a salire dolcemente ed arriviamo in breve alla grande diga del Lago Toggia o Fischsee, 2191.

Chiederò agli amici pescatori se l’appellativo di “lago del pesce” è realmente meritato. Scattiamo le prime foto al paradiso che ci circonda. Un altro tratto della strada verso il Passo San Giacomo ed incontriamo il bivio per il sentiero G26 che sale verso la Punta Elgio. Troveremo paline e qualche segno. La guida walser ci fa ben presto lasciare il sentiero alla nostra destra per seguire un percorso più diretto (e più ripido!).

Dopo un’ora e un quarto dal rifugio, a quota 2500, cerchiamo riparo dal venticello frizzante per la pausa colazione. Imbocchiamo poi un bellissimo canale abbastanza ripido con le prime minime tracce di neve. Segue un tratto ancora più ripido, da “ginocchia in bocca”, dove gli amici non fanno una piega e salgono come se fossero sulla piana di Devero.

E io dietro, ma non troppo. Finalmente, in vista della vetta, un tratto morbido che precede il breve strappo finale e le facili roccette che portano al cartello dei 2837 metri dell’Elgenhorn (un’ora). Il panorama è indescrivibile. In lontananza sbucano anche le quattro vette del Monte Rosa. A picco sotto di noi la Capanna Corno.

In discesa seguiamo il sentiero segnato G26, tenendoci a sinistra (più a nord) della “scorciatoia” di salita. In totale relax, al termine della vera fatica, fotografiamo bellissime stelle alpine e ci fermiamo, con vista su Toggia, Castel e Boden, per recuperare un po’ delle calorie bruciate oggi (mezz’ora).  

Riprendiamo la discesa sul sentiero abbastanza evidente e chiudiamo l’anello, che siamo riusciti a crearci anche oggi, circa cento metri sopra la strada per il Passo San Giacomo.  Mentre qualche nuvola spunta timidamente sul lontano orizzonte meridionale, continuiamo a goderci il raro azzurro limpido di oggi e, in ordine sparso, torniamo a Riale (due ore). Con una birra brindiamo ad una splendida nipotina nata da pochi giorni.

 Gianpaolo Fabbri

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