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lebendun fabbri escursionisti

FORMAZZA- 05-12-2021-- La previsione di una bella giornata ci incoraggia a sfidare gli aspri pendii dell’alta Val Formazza, ma ancora una volta i meteorologi di nostra conoscenza non l’azzeccano e ci consoliamo con la compagnia. Per rivedere l’Arbola e tutto il resto ci affidiamo alle vecchie raccolte di fotografie.

GITA N. 51  – PASSO DEL LEBENDUN

SETTEMBRE 2021

Dislivello: 970 m. Sviluppo: 15 km. Tempo totale: 5 h 45’

Ci troviamo in undici, fra cui una sola signora quindi unica badante, alla partenza della seggiovia per Sagersboden in quel di Ponte. La Val Formazza attira sempre e c’è una folta rappresentanza di amici verbanesi. Il sole previsto per oggi rimane al disopra di uno spesso strato di nuvole. Splenderà più tardi?

La seggiovia raggiunge con calma Sagersboden, 1772, e questa salita ci rinfresca anziché riscaldarci: l’autunno si avvicina. Ci compattiamo e ci mettiamo in cammino lungo la sterrata che sale all’Alpe Vannino, molto più ripida di quanto ricordassi dai tanti passaggi da queste parti in estate e in inverno, a piedi e con gli sci. Gli anni passano. Il passo allegro del capo comitiva ci porta al Rifugio Margaroli, 2194, e all’alpe in un’ora e un quarto.

In alto sempre soltanto nuvole. Prima breve sosta. Sul sentiero G97, diretti a nord ovest, saliamo in poco più di un quarto d’ora al Lago Srùer o Obersee, 2330. Qui non bastano le nuvole, siamo anche nella nebbia e ci prendiamo ancora qualche minuto per meditare su quella scienza inesatta che è la meteorologia. Costeggiamo la riva nord orientale del lago ed iniziamo a risalire il tratto più ripido del percorso odierno, sempre indicato da segni e ometti. Oggi servono proprio.

Dopo meno di un’ora, a quota 2560, arriviamo al bivio fra il sentiero G37, inaugurato da poco e che porta al Rifugio Somma Lombardo, e il vecchio percorso verso il Passo del Vannino e la Punta del Lebendun. Noi seguiamo quest’ultimo, tenendo la sinistra. Il pendio si addolcisce, tranne un ripido ma breve nevaietto finale, e, in mezz’ora, siamo al Passo, 2732.

Qui sono già passato, diretto alla Punta d’Arbola, più spesso in inverno che in estate, e mi permetto di dire che con la neve è tutto più bello, soprattutto perché il bianco mantello maschera un po’ la spaventosa, graduale estinzione dei ghiacciai Lebendun e “del Sabbione”. Ci alziamo ancora di qualche decina di metri verso la Punta Lebendun, alla nostra destra, su pietraie instabili, ma l’umidità, il freddo imprevisto e la scarsa visibilità ci scoraggiano rapidamente e riprendiamo la discesa.

Oggi l’evento più probabile, in queste condizioni e così numerosi, è quello di far cadere qualche sasso addosso a chi è sotto di noi. Ci conforta, nella nostra decisione, l’approvazione del saggio maestro walser che qui dà del tu a ogni sasso. Poco sotto il bivio per il sentiero G37 ci concediamo una rapida e fresca pausa pranzo.

Ripassiamo dal Lago Srùer e scendiamo al Rifugio Margaroli (circa un’ora e mezza dal Passo). Qui, invece della solita birra fresca, ci dedichiamo a bevande calde, salvo due anziani eroi che non soffrono il freddo. Il gradevole calore, la bella compagnia e la sempre squisita ospitalità dei gestori prolungano la sosta.

Con tutta calma riprendiamo la discesa e da Sagersboden caliamo a valle comodamente seduti, mentre le nuvole si alzano, ma non abbastanza per mostrarci le vette ancora immerse nella nebbia.    

Gianpaolo Fabbri

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